In memoria di JFK

Un ritratto di JFK a 50 anni dalla sua morte

2398
In memoria di JFK

 
Il 22 novembre sarà il 50° anniversario dell'assassinio del presidente John F. Kennedy, ricorda Joseph Nye in “Reconsidered JFK” su Project Syndicate.
 Kennedy aveva solo 46 anni quando è stato ucciso a Dallas da Lee Harvey Oswald, un ex Marine  che aveva disertato in Unione Sovietica. Anche se la sua vita è stata segnata da una malattia, Kennedy ha proiettato un'immagine di giovinezza e vigore che sono andate a sommarsi al dramma della sua morte.
Il martirio ha indotto molti americani a elevare Kennedy alla schiera dei grandi presidenti come George Washington e Abraham Lincoln, mentre gli storici sono stati più contenuti nelle loro valutazioni. I critici di Kennedy sottolineano, invece, il suo comportamento sessuale a volte sconsiderato, i suoi scarsi risultati in campo legislativo e la sua incapacità di far seguire alle parole i fatti. Mentre Kennedy parlava di diritti civili, tagli fiscali e riduzione della povertà, è stato il suo successore, Lyndon Johnson, che ha usato il martirio di Kennedy e le sue maggiori capacità politiche, a far approvare leggi in questi ambiti. 
Un sondaggio del 2009 vedeva JFK come il sesto presidente più importante, mentre un recente sondaggio curato da esperti britannici sulla politica americana colloca Kennedy al 15 ° posto. In entrambi i casi, commenta Nye, si tratta di una collocazione importante per un presidente che è stato in carica meno di tre anni. Ma che cosa ha fatto Kennedy veramente e come la storia sarebbe potuta essere diversa se fosse sopravvissuto?
In “Presidential Leadership and the Creation of the American Era”, Nye distingue due categorie di presidenti: quelli che perseguono le grandi visioni legate ai grandi cambiamenti e i leader che si concentrano maggiormente su questioni "operative". Poiché Kennedy era un attivista e un grande comunicatore, Nye lo colloca nella prima schiera. L'appello elettorale di Kennedy nel 1960 fu di rimettere in movimento il paese. Nel suo discorso d’insediamento, Kennedy  fece appello al sacrificio ("Non chiederti cosa può fare il tuo paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese"”), istituì i Peace Corp e l'Alleanza per il Progresso con l'America Latina, e immise gli Stati Uniti su un percorso per mandare il primo uomo sulla Luna entro la fine del 1960.
Nonostante il suo attivismo e la retorica, precisa Nye, Kennedy è stato molto più cauto rispetto a quanto ci si aspetta da un idealista. Come lo storico presidenziale Fred Greenstein ha ammesso: "Kennedy non aveva una prospettiva globale." 
Piuttosto che essere critici verso Kennedy per non aver vissuto secondo il suo idealismo, Nye sostiene che dovremmo essergli grati per essere stato più prudente che idealista in alcune situazioni critiche. Il risultato più importante della breve presidenza di Kennedy è stato quello di aver gestito la crisi dei missili di Cuba nel 1962 e aver disinnescato quello che probabilmente è stato l'episodio più rischioso fin dagli albori dell'era nucleare.
Kennedy può certamente essere incolpato per il pasticcio della Baia dei Porci di Cuba e la successiva Operazione Mangusta, lo sforzo segreto della Cia contro il regime di Castro. Ma il presidente ha imparato dal suo fallimento alla Baia dei Porci e ha gestito con attenzione l’intera crisi legata al posizionamento di missili nucleari sovietici  a Cuba.
 Molti dei consiglieri di Kennedy, così come i leader militari statunitensi, avevano sollecitato un attacco aereo e l'invasione. Kennedy ha invece giocato per tempo, tenendo tutte le opzioni aperte, e negoziando un accordo con il leader sovietico Nikita Krusciov. A giudicare dai commenti del vicepresidente Lyndon Johnson, sostenitore della linea dura, il risultato sarebbe stato peggiore se Kennedy non fosse stato il presidente.
Kennedy ha saputo trarre una lezione anche dalla crisi dei missili di Cuba e, il 10 giugno 1963, ha pronunciato un discorso volto ad allentare le tensioni della Guerra Fredda. La pace è un argomento spesso abusato dai presidenti, ma Kennedy è andato oltre le sue parole e ha negoziato il primo accordo sul controllo degli armamenti nucleari, il Limited Test Ban Treaty .
  La grande domanda senza risposta sulla presidenza di Kennedy e di come il suo assassinio abbia influenzato la politica estera americana è che cosa avrebbe deciso sulla guerra in Vietnam. Quando Kennedy divenne presidente, gli Stati Uniti avevano qualche centinaio di consiglieri nel Vietnam del Sud; con Kennedy salirono a 16.000, mentre con Johnson il numero delle truppe statunitensi superò i 500.000 uomini.
  Molti sostenitori di Kennedy sostengono che il presidente non avrebbe mai fatto un simile errore eppure aveva appoggiato un colpo di stato per sostituire il presidente sudvietnamita Ngo Dinh Diem prima di lasciare a Johnson una situazione che andava deteriorandosi rapidamente e un gruppo di consiglieri che sconsigliarono il ritiro. Alcuni ferventi sostenitori di Kennedy, come lo storico Arthur Schlesinger, Jr. o Theodore Sorensen, hanno scritto che Kennedy intendeva ritirarsi dal Vietnam in caso di rielezione nel 1964, e sostengono che Kennedy avesse confidato al senatore Mike Mansfield il suo piano. Gli scettici sottolineano, invece, che Kennedy ha sempre parlato pubblicamente della necessità di prevalere in Vietnam. La questione rimane aperta.
Kennedy è stato un buon presidente, commenta Nye, ma non un grande presidente. Tra i suo meriti, il teorico del soft power  annovera non soltanto la sua capacità di ispirare gli altri, ma la  prudenza mostrata quando si trattava di decisioni di politica estera complesse. È un peccato averlo perso dopo soli mille giorni, conclude Nye.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

Sui fatti di Torino Sui fatti di Torino

Sui fatti di Torino

Epstein e la nuova massoneria - Loretta Napoleoni di Loretta Napoleoni Epstein e la nuova massoneria - Loretta Napoleoni

Epstein e la nuova massoneria - Loretta Napoleoni

La spada di Damocle nucleare pende sull'Europa di Giuseppe Masala La spada di Damocle nucleare pende sull'Europa

La spada di Damocle nucleare pende sull'Europa

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Olimpiadi: meglio Petrecca! di Alessandro Mariani Olimpiadi: meglio Petrecca!

Olimpiadi: meglio Petrecca!

Quando le parole colpiscono più dei missili di Marco Bonsanto Quando le parole colpiscono più dei missili

Quando le parole colpiscono più dei missili

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti