In Ucraina è caccia alle streghe: denunciate i vicini di casa filorussi

L’Ucraina post-Maidan alterna la voglia di democrazia europea ad allarmanti episodi di intolleranza in pieno stile sovietico

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In Ucraina è caccia alle streghe: denunciate i vicini di casa filorussi

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di Eugenio Cipolla


La caccia alle streghe contro chi osa pensarla diversamente dal governo centrale è partita ufficialmente già da qualche settimana. Odessa, Kharkiv, ma anche centri più piccoli come Slovyansk, ex roccaforte dei separatisti filorussi ora in mano all’esercito regolare. L’Ucraina post-Maidan alterna la voglia di democrazia europea ad allarmanti episodi di intolleranza in pieno stile sovietico. L’ultima crociata lanciata dalla SBU, il servizio di sicurezza nazionale ucraino, è contro i cosiddetti “separatisti domestici”, ossia tutte quelle persone sleali che “amano la Russia” e alle quali l’attuale governo ucraino proprio non piace. La campagna antirussa ha preso piede soprattutto nella zona sud-est del paese, quella teoricamente più a rischio di sommosse e proteste di massa.
 
A Kharkiv, qualche giorno fa, sopra l’omonimo Hotel nei pressi di Piazza della Libertà, sono apparsi alcuni grandi cartelloni con su scritto ”aiutaci a neutralizzare il sabotatore”. Sotto il numero verde della Sbu da chiamare. Qualche metro più avanti un’altra ingombrante insegna spiegava il profilo di queste persone: “contaminano i simboli nazionali e aspettano l’arrivo del mondo russo”. Prendere la linea a Kharkiv, ha spiegato il quotidiano ucraino Vesti ieri, è piuttosto facile. «Ci sono informazioni su qualcuno? Cosa ha fatto di sbagliato?», domanda prontamente una voce allegra e cordiale dall’altra parte della cornetta. Naturalmente per dare il via alla denuncia bisogna lasciare i propri dati personali e un numero di telefono. Così è partita una vera e propria corsa a segnalare persone sospette.
 
Per essere condannati di favoreggiamento basta pubblicare su un social un’immagine non patriottica, legata al mondo delle due autoproclamate Repubbliche di Donetsk e Luhansk. Su “Vkontake”, l’equivalente del nostro Facebook, sono già nati decine di gruppi dove vengono raccolte foto e dati personali di sfortunati utenti che hanno come colpa quella di non apprezzare la linea del governo centrale. La ricerca non si limita ai soli vicini di casa, ma si è estesa con il passare dei giorni anche nelle scuole e nelle università, nel tentativo di “beccare” qualche insegnante o qualche studente con un punto di vista “sbagliato”. A Odessa gli allievi della facoltà di Storia sono stati sottoposti a una specie di sondaggio dal Comitato cittadino per la lustrazione, mentre a Slovyanskk sono stati distribuiti dei volantini ancora più specifici.
 
“Come riconoscere un separatista domestico”, si legge in uno di questi. Così si scopre che il separatista da denunciare «è un uomo che diffonde appositamente informazioni che minacciano l’integrità dello Stato». Queste informazioni includono lodi alle repubbliche separatiste, voci di una inesistente minaccia per la popolazione russa in Ucraina, inviti ad arrendersi alla Russia, propaganda del mondo russo e dei suoi simboli, coinvolgimenti in azioni di protesta dove si chiede un cambio di potere nel paese. I colpevoli saranno puniti saranno giudicati e puniti secondo l’articolo 110 del codice penale ucraino, che prevede pene da 7 a 12 anni di carcere. E tutto per aver espresso un’opinione.
 

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