India. “Un capo carismatico non è la soluzione ai problemi”

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India. “Un capo carismatico non è la soluzione ai problemi”

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Nel maggio del 2014 l’India andrà alle urne per eleggere il nuovo governo
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Dal 2004 la coalizione centrista guidata dal Congress Party di Manmohan Singh governa il Paese. In realtà, fin dall’inizio, il potere dello stesso Singh è stato subordinato a quello di Sonia Gandhi, presidente del partito, che ha condotto la campagna elettorale ma che ha rifiutato in seguito la carica di primo ministro. “È stata la signora Gandhi che ha scelto i ministri e determinato le priorità fondamentali del governo”, sostiene l’economista Ramachandra Guha dalle colonne del Financial Times. “Sussidi e derive populiste sono stati i protagonisti dell’azione di governo”, incalza Guha, “a discapito della costruzione di infrastrutture necessarie o del rinnovamento delle istituzioni pubbliche”.

Anche durante il secondo mandato di Singh le cose non sono migliorate, a seguito anche di una serie di scandali legati alla corruzione di alcuni membri governativi che hanno scosso il Paese. Nel frattempo una figura carismatica a capo del partito d’opposizione, Narendra Modi, è emerso come il principale candidato alla successione di Singh.

Modi viene descritto come un uomo particolarmente esuberante, i cui discorsi, pieni di allusioni astute, hanno incantato parte della popolazione. Come sottolinea Guha però, “seppur i cittadini indiani si siano stancati dei modi remissivi e acquiescenti di Singh, potrebbero allo stesso modo trovarsi rapidamente disgustati dal fare un po’ autoritario di Modi”.

In sostanza, un capo (troppo) carismatico non pare essere la soluzione agli attuali problemi dell’India.

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