La politica nucleare di Modi genera preoccupazione

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La politica nucleare di Modi genera preoccupazione

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di Valentina Racioppi

Il candidato premier del partito nazionalista indù Bharatiya Janata Party (BJP), Narendra Modi, ha dichiarato che manterrà invariata la decisione di non essere il primo paese a ricorrere al nucleare in caso di conflitto, in particolare in condizioni di rivalità con il vicino - ma da sempre nemico - Pakistan.
 
L'India non aderisce al Trattato di Non Proliferazione nucleare e dopo l'accordo del 2006 con gli Usa che ha posto fine a trent’anni di isolamento, ha ripreso il commercio nucleare con il resto del mondo 
  
Modi ha affermato che l'arsenale di armi nucleari indiane "è necessario per essere potente, non per sopprimere qualcuno, ma per la nostra protezione". La politica adottata dal leader del BJP non è altro che la continuazione di quella attuata dall'ultimo governo del BJP, e viene considerata il riflesso dell'eredità culturale indiana in merito al nucleare, ovvero quella di non essere mai i primi a ricorrere alla potenza nucleare.
 
Le dichiarazioni di Modi sono conseguenza della settimana in cui il BJP ha presentato il suo manifesto: i membri del partito erano pronti a rivedere la posizione nucleare indiana, i cui due pilastri principali erano un impegno no-first-use e la costruzione di un arsenale nucleare credibile, ma minimo. Tutto ciò scaturisce dal fatto che il Pakistan non ha alcun impegno del no-first-use e sta accrescendo la sua potenza nucleare e che la Cina sta adottando la stessa politica pakistana non solo in ambito nucleare, ma anche in ambito militare.

La polemica che sta attraversando il paese riguarda l'esito delle elezioni: se come secondo gli ultimi exit poll, il BJP e Narendra Modi dovessero vincere, le dichiarazione fatte in questi giorni rimarranno invariate?

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