Keynesianesimo armato

L'approccio ipocrita dei repubblicani che criticano solo i tagli alla spesa della Difesa

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Lo speaker repubblicano della Camera dei Congressi John Boehner, ha dichiarato recentemente che gli Stati Uniti non possano permettersi di ritardare ulteriormente i tagli alla spesa pubblica. 
Secondo Krugman in Kick that can il problema del debito di lungo periodo esiste ed è stato creato da George W. Bush, sperperando tutto il surplus lasciato da Bill Clinton, con una politica di tagli alle tasse e due guerre, ma questo non è il momento di agire. Nello stato in cui si trova ora l'economia americana, sottolinea l'economista americano, sarebbe altamente irresponsabile, distruggerebbe migliaia di lavori e bloccherebbe la ripresa economica. Gli effetti recessivi dell'austerità fiscale sono stati dimostrati da diversi studi accademici, oltre che dall'esperienza recente di Irlanda - presa a modello dei fautori dell'austerità ed ora in una crisi recessiva continua - o dall'Inghilterra che, con i tagli imposti da Cameron, ha frenato la ripresa iniziata in parallelo con gli Stati Uniti.
Anche i repubblicani ammettono che i tagli alla spesa possano colpire la disoccupazione. Recentemente, John McCain ha dichiarato come i tagli alla difesa previsti dall'amministrazione Obama possano comportare la perdita di milioni di posti da lavoro. I repubblicani credono nel “Keynesianesimo armato” - nel termine coniato da Krugman - una dottrina per cui le spese militari, e solo quelle, creino lavoro. E' chiaramente un non senso: tutti i tagli alla spesa o gli aumenti delle tasse implicano disoccupazione. 
Rispetto ad i tagli alla difesa decisi dagli Stati Uniti alla fine della guerra fredda, che hanno distrutto migliaia di lavori con conseguenze drammatiche in alcune regioni, come la California del sud, che viveva dei contratti con l'esercito, gli effetti recessivi sono stati contenuti grazie alla politica monetaria. La Federal Reserve ha, infatti, tagliato i tassi d'interesse in tandem con quelli alla spesa decisi dall'amministrazione, spingendo in alto la domanda interna e minimizzando gli affetti avversi delle misure d'austerità. Oggi, in seguito alla peggior crisi finanziaria dalla Grande Depressione, tuttavia, la Fed ha già spinto praticamente a zero i tassi d'interesse e non può più agire per contrastare gli effetti recessivi di eventuali tagli alla spesa. 
L'austerità non può quindi avvenire in un momento di debolezza dell'economia, senza che la Fed possa nuovamente intervenire. 
Non siamo attraversando una crisi fiscale, prosegue Krugman, dato che il governo federale possa prestare a tassi tra i più bassi della storia. C'è chiaramente un problema di lungo periodo, ma non è urgente e non è possibile risolverlo ora. Senza la possibilità di un piano fiscale di lungo periodo - con i senatori repubblicani che continuano a dichiarare come la situazione sia disperata ma non tale da poter alzare le tasse – la priorità deve essere quella di considerare la ripresa economica come la priorità. 
I tagli alla spesa applicati ora non risolverebbero problemi di lungo periodo del debito, ma avrebbero effetti drammatici di breve periodo sulla ripresa economica.

Si consiglia la lettura dell'ultimo recente libro di Paul Krugman:  Fuori da questa crisi, adesso!, Garzanti, 2012

 

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