Khamenei: "Le città del Golfo non saranno più sicure per le basi USA"

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Khamenei: "Le città del Golfo non saranno più sicure per le basi USA"

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L'Ayatollah Mojtaba Khamenei, ha tracciato le linee programmatiche della postura geopolitica di Teheran in un solenne discorso rivolto ai pellegrini, in occasione del pellegrinaggio annuale dell'Hajj.

Secondo la massima autorità sciita, i popoli della regione possiedono oggi "capacità e interessi comuni in grado di plasmare un nuovo ordine e una futura struttura globale", segnando un punto di non ritorno nei rapporti di forza con l'Occidente.

L'Ayatollah ha esortato i governi musulmani a implementare la cooperazione strategica, lanciando al contempo un preciso avvertimento militare: le città del Medio Oriente non saranno più tollerate come "rifugi sicuri per le basi statunitensi". Nella visione di Teheran, le forze di Washington starebbero subendo un progressivo e inesorabile arretramento rispetto alle posizioni storiche occupate nei decenni passati.

L'asse della Resistenza e la retorica verso Tel Aviv

Un passaggio cruciale del discorso ha riguardato lo Stato d'Israele, definito dalla Guida Suprema come un'entità indebolita e vicina alle sue fasi finali. Richiamando le dichiarazioni programmatiche espresse dieci anni fa dal defunto leader e martire Ali Khamenei, l'attuale Guida ha ribadito la convinzione dottrinale secondo cui l'architettura geopolitica israeliana sia destinata a una contrazione strutturale definitiva.

Il futuro dell'area, secondo la linea espressa da Mojtaba Khamenei, appartiene a una rinnovata "civiltà islamica" fondata sull'interconnessione dei movimenti regionali.

"I legami tra i giovani della resistenza si sono rafforzati dall'Iran al Libano, dalla Palestina all'Iraq e alla Siria, estendendosi fino allo Yemen, al Pakistan e all'Afghanistan", ha affermato la Guida Suprema, descrivendo una rete transnazionale coordinata e solidale sotto il profilo militare e logistico.

Negoziati blindati e memoria storica

Sul piano diplomatico, la fermezza ideologica si traduce in una precisa strategia negoziale. Come confermato dal network internazionale Al Mayadeen, l'alto funzionario Haji Sadeqi ha ribadito che l'Iran subordina qualsiasi ipotesi di dialogo con gli Stati Uniti a cinque rigide richieste bilaterali. Un processo negoziale che, viene specificato, gode del monitoraggio diretto e della supervisione della stessa Guida Suprema.

L'attuale dirigenza ha voluto connettere la legittimità del nuovo corso politico ai miti fondativi della Repubblica Islamica, ricordando il sollevamento popolare di 47 anni fa che rimosse l'influenza statunitense dal Paese. L'Ayatollah ha inoltre evidenziato come le forze iraniane siano riuscite a sventare "i tentativi del nemico di soggiogare la nazione" durante il violento conflitto scoppiato nel giugno 2025, capitalizzando l'esperienza storica accumulata dalla "Sacra Difesa" fino agli anni delle sanzioni economiche e dei tentativi di destabilizzazione interna.

In un successivo intervento rilanciato dagli organi di stampa e monitorato dai canali di Al Mayadeen, l'Ayatollah Mojtaba Khamenei ha infine commemorato l'anniversario del martirio del Presidente Ebrahim Raisi e dei suoi compagni di volo, definendo il loro operato come un "toccante monito al sacrificio" per i servitori dello Stato, utile a cementare la coesione nazionale in una fase di profonda trasformazione dei quadri di comando e di continue vittorie rivendicate sul campo dalle forze della Resistenza.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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