La Bce resta sola e non basta

L'Ue ha sepolto l'Unione bancaria ed è una decisione che avrà profonde conseguenze per l'eurozona

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La Bce resta sola e non basta

Wolfgang Munchau in The EU will regret terminating a banking union è lapidario nel descrivere il nuovo “coraggioso” regime di risoluzione delle crisi bancarie ideato a Bruxelles. Del resto, tutti i rischi saranno condivisi da varie categorie di creditori delle banche, che sono principalmente istituzioni interne, e gli stati di appartenenza degli istituti.
Dopo la pomposa cerimonia di impegno del luglio 2012 per la costruzione di un'Unione bancaria che rompesse il legame tra stati sovrani e banche, il Consiglio Europeo della settimana scorsa in teoria ha confermato il progetto, ma nella realtà l'ha affossato.  Designato per fornire assistenza ad i membri dell'eurozona, il Meccanismo di stabilità europeo (Mes) verrà ora utilizzato per ricapitalizzare direttamente le banche – fino a 60 miliardi di euro – ma si tratta di un “cane che si morde la cosa”: per ogni euro del Mes usato per ricapitalizzare le banche, infatti, ne serviranno due come collaterale per mantenere il proprio rating di credito. Se il Mes dovesse utilizzare l'intero fondo di 60 miliardi, il totale della capacità del prestito dovrebbe essere di 200 miliardi, comunque non sufficiente a coprire gli obblighi debitori dei prossimi anni. La conclusione di Munchau è che i 60 miliardi non sono lì per essere usati dato che, come il Columnist del Ft ha scritto la scorsa settimana, l'indebitamento delle banche è tale per cui quel fondo non può fare alcuna differenza.
Del resto, la nuova strutturazione non sposta il peso del salvataggio rispetto agli stati di appartenenza della banca. Gli istituti di credito sono divenuti sempre più nazionali dall'inizio della crisi, quando le banche sono divenute i compratori di ultima istanza del debito nazionale del loro stato. In cambio, i governi hanno iniziato a proteggerle con la conclusione che molti dei loro creditori, coloro su cui secondo il nuovo meccanismo di salvataggio europeo peserà il salvataggio. A questo livello conta poco se a salvare la banca sia lo stato spagnolo o gli azionisti ed i proprietari di titoli obbligazionari, coincidendo per la maggior parte. 
La ratio del debito che importa come guida per la solvenza complessiva dello stato, prosegue il Columnist del Financial Times nella sua analisi, è complessiva del debito pubblico e di quello estero. Nel caso della Spagna era quasi il 170% del Pil alla fine del 2012, secondo gli ultimi dati della Banca Mondiale, e per Madrid un'unione bancaria che potesse tagliare i legami tra lo stato ed il debito delle banche sarebbe garanzia necessaria e sufficiente per continuare a far parte dell'unione monetaria.
La situazione italiana è in parte diversa da quella spagnola: le banche non sono sedute su una tonnellata di debiti ed il paese ha una posizione molto migliore dal lato del debito esterno, per un combinato di 124%. Ma il problema è che il paese è entrato in un circolo vizioso di credit crunch, recessione ed un settore pubblico con poca manovra di tagli per ricapitalizzare un sistema bancario in carenza crescente di liquidità. 
Il focus del nuovo governo Letta sulla disoccupazione giovanile quando il primo problema è il credit crunch è chiaramente un errore: con l'aumento generale del tasso di interesse nei mercati globali - questa è la previsione di Munchau che cita una nota di Mediobanca della settimana scorsa secondo cui  il grado con cui l'Italia può attingere a fondi privati come fonti di finanziamento è limitato - il paese è sempre più vicino ad un salvataggio, che costringerebbe la Bce ad acquistare massivamente i titoli del debito pubblico. Non può infatti intervenire né lo stato italiano, né il Mes. In assenza di un'unione bancaria, la sostenibilità di lungo periodo dell'operazione non è assicurata. 
Dell'Unione Bancaria, conclude il Columnist del Financial Times, resta un progetto con questo nome, ucciso di fatto dalla Germania e dalla Bce e quindi irrilevante per la crisi. Questo lascia la Bce come unico attore protagonista, ma la banca centrale non può salvare il sistema creditizio europeo.

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