La Bce sta condannando l'Italia ad un'insolvenza di lungo periodo
L'Europa si sta pericolosamente avvicinando allo "stato critico"
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Mentre Stati Uniti e Cina stanno ritraendo con proposito lo stimolo monetario, la zona euro lo sta facendo in modo passivo, lasciando che i mercati ritraggano le loro liquidità ormai da mesi. Con questa premessa, Ambrose Evans-Pritchard nel suo ultimo articolo per il Telegraph sottolinea come il balance sheet della Banca Centrale europea è crollato di 553 miliardi di euro rispetto ad un anno fa a causa delle banche che ripagano liquidità che non vogliono più e dal fatto che i fondi della Bce sono troppo costosi in un mondo deflattivo. Si tratta di "restrizione passiva” o “tapering endogeno”.
La restrizione del G3 sta portando paesi come Brasile, India, Turchia, Sud Africa ed una serie di paesi emergenti a cercare di difendere le loro valute con politiche monetarie restrittive. Il risultato: almeno due terzi dell'economia si sta restringendocon danni collaterali avvertibili ovunque - ad esempio il Nikkei è crollato di 14 punti nel 2014 – ma la zona euro è particolarmente a rischio.
L'UME sta crescendo dal lato delle esportazioni ed una bolla del restocking può creare l'illusione della ripresa, dato che gli investimenti nel settore privato continuano a crollare ogni mese e hanno raggiunto il minimo dell'era moderna del 18.9% - era il 21% anche nell'era della bolla dotcoms nel 2003. Le vendite al dettaglio sono poi crollate dell'1,6% - la maggiore diminuzione da due anni e mezza a a questa parte – e il tasso di disoccupazione si è stabilizzato al 12% solo perchè tante persone si sono arrese di cercare o sono emigrate all'estero. L'Italia, ad esempio, ha perso 425,000 lavori nel 2013.
In poche parole, prosegue il Columnsit del Telegraph, ogni mese che passa, Eurolandia sta entrando in quella trappola deflattiva stile giapponese e questo nonostante quello che continuino a sostenere a Francoforte. Del resto la “passiva restrizione” ha causato una diminuzione dei prestiti al settore privato di 155 miliardi nell'ultimo trimestre. “L'insistenza della Bce nel voler attendere più prove per la deflazione è una scommessa pericolosa”, ha dichiarato l'ex rappresentante del Fmi in Irlanda Ashoka Mody.
Con un' inflazione core allo 0,6%, la Bce sta enormemente violando il suo obiettivo del 2% ed ha fallito ancora di più di raggiungere quello di 4,5% nell'offerta monetaria M3. In questo modo sta violando gli obblighi europei. La politica restrittiva della Bce ha creato la situazione surreale in cui le economie più deboli e in una profonda recessione hanno le valute più forti. Si tratta di una dinamica esattamente uguale a quella del Giappone nella trappola deflattiva. "Il maggiore rischio per la ripresa della zona euro è un aumento ulteriore dell'euro. Deve evitare di arrivare ad 1,40 con il dollaro a tutti i costi”, ha dichiarato ad esempio l'esperto tedesco Bofinger.
Viene spesso sostenuto come la Bce non abbia il mandato per condurre Quantitative easing e anche il programma Omt dovrà subire una sentenza da parte della Corte costituzionale tedesca. Si tratta di una dichiarazione senza fondamento: la Bce ha un obbligo primordiale sancito dai trattati di supportare i propositi generali dell'Unione e può in ogni momento acquistare i titoli dei paesi della zona euro, in tutti i volumi che sceglie come strumento di politica monetaria, o può comprare l'oro, equities, vino, formaggio e qualunque altra cosa volesse. La Bce ha già acquistato i bond della Grecia, un paese insolvente, azione sicuramente illegale per il trattato di Maastricht.
L'argomento contro il Qe è spesso confuso, ma il momento deflattivo costringe gli stati e le banche centrali a decisioni forti: gli effetti possono essere tossici per gli stati altamente indebitati anche prima che il livello dei prezzi raggiunga lo zero, dato che il peso degli interessi cresce più velocemente che la base nominale del Pil nominale. “Minori sono i tassi d'inflazione, più pericoloso sarà per la zona euro la ripresa”, ha dichiarato Olivier Blanchard, capo economista del Fmi.
Gli stati del Club Med non possono allo stesso tempo coprire il gap di competitività con i paesi del Nord e controllare il debito. I due obiettivi sono in contraddizione ed è il motivo per cui il debito italiano è passato dal 119% al 133%, nonostante un surplus primario. Uno studio di Bruegel ha rilevato come la riduzione di 1% d'inflazione nella zona euro forza l'Italia ad un surplus di un extra 1.3% di Pil per stabilizzare il proprio debito. Si tratta di una fatica di Sisifo che la vede sempre sconfitta. Detto brutalmente, sostiene Ambrose Evans Pritchard, la Bce sta condannando l'Italia, Spagna, Portogallo ad un'insolvenza di lungo periodo, non adempiendo al suo obbligo sull'offerta monetaria M3 ed i suoi obiettivi sull'inflazione.
Francoforte deve agire ora che si prospetta un possibile effetto domino delle decisioni restrittive dei mercati emergenti. Le banche eruopee e inglesi hanno prestato 3.4 trilioni di dollari ad i mercati emergenti, quattro volte quello che hanno prestato le banche americane. Solo Santader ha 132 miliardi esposti in America Latina, metà in Brasile.
La lunga sofferenza dei cittadini del sud dell'Europa e Irlanda dovuta ad i fallimenti dell'ideologia stile anni '30 delle autorità governative della zona euro, conclude Evans-Pritchard, è stata affrontata con uno stoicismo rimarchevole per un periodo troppo lungo. Una ripresa abortita in questo momento storico – con un prolungarsi della disoccupazione di massa – potrebbe essere oltre quello che società democratiche possono tollerare. Esiste un concetto in fisica chiamato stato critico, il momento in cui la stabilità apparente improvvisamente cede la via ad un cambiamento drastico. L'Europa ci si sta avvicinando pericolosamente.

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