"La Bce sta spingendo l'Italia nella trappola del debito". A. Evans-Pritchard

"Anche questo azzardato giocatore fiorentino può far molto poco rispetto alle follie della zona euro"

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"La Bce sta spingendo l'Italia nella trappola del debito". A. Evans-Pritchard


In uno dei suoi ultimi articoli sul Telegraph, Ambrose Evans Pritchard scrive come, sulla base di suoi calcoli approssimativi (annualizzati) sui dati mensili Eurostat, dal mese di settembre i prezzi sono scesi a un ritmo del 6.5% in Grecia, 5.6% in Italia, 4.7% in Spagna, 4% in Portogallo, 3% in Slovenia e quasi 2% in Olanda.
 
In questo contesto, l'apprezzamento dell'euro nei confronti di dollaro, yen, yuan e delle valute di Brasile, Turchia e dei paesi Asiatici in via di sviluppo, rappresenta una parte di questa deflazione importata. L'indice ponderato su base commerciale della zona euro è aumentato del 6%in un anno, come conseguenza diretta della politica monetaria della BCE. Francoforte potrebbe costringere l'euro a deprezzarsi in qualsiasi momento, semplicemente segnalando una sua determinazione, ma ha scelto di non farlo.
 
Protratta a lungo, prosegue Ambrose Evan Pritchard citando l'opinione di due analisti di Bank of America, un'inflazione vicino allo 0.5% può provocare il caos nelle traiettorie del debito, e alla fine far sprofondare l'Europa in una crisi da debito. "La più grande minaccia per la dinamica del debito pubblico è un'inflazione più debole del previsto. Semplicemente un'inflazione inferiore alle attese, neanche la vera e propria deflazione, potrebbe portare ad un significativo deterioramento delle finanze pubbliche dei paesi", sostengono i due esperti secondo cui questo tasso d'inflazione porterebbe a un picco degli indici di indebitamento entro il 2018, con un aumento di 10 punti percentuali in Francia, al 105% del PIL, di 15 punti in Italia, al 148%, e di 24 punti in Spagna, al 118%.
 
Questi paesi devono affrontare una fatica di Sisifo, secondo il Columnst del Telegraph. Qualunque risultato essi raggiungano attraverso l'austerità sarà sopraffatto dalla maggior potenza della deflazione da debito. Lo stesso "effetto denominatore" - un indebitamento che cresce più velocemente del PIL nominale - travolgerebbe anche il settore privato, che è ancora il tallone d'Achille per la Spagna, il Portogallo e l'Irlanda.
 
Una volta che si comprende questo punto elementare, che“contrasta” gli sforzi per tenere sotto controllo il debito, la spettacolare idiozia della politica economica dell'UEM diventa lampante. L'austerità, come è stata concepita, è controproducente. Il fallimento fondamentale è stato il rifiuto della BCE di compensare gli effetti recessivi con uno stimolo monetario sufficiente a far sì cheil PIL nominale crescesse più velocemente dello stock del debito di Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Grecia, e non solo.
 
In Italia, prosegue Evans-Pritchard, questo fallimento è più evidente che in qualsiasi altro paese: dal 2010 il debito è salito dal 119% al 133%, nonostante la stretta fiscale draconiana e un avanzo di bilancio primario. Ilpremier rock-star Matteo Renzi ha fatto irruzione nella carica di governo con un New Deal di 100 giorni, stracciando il copionedell'austerità, per rompere con le riforme dal lato dell'offerta e con una rivoluzione fiscale che dia impulso alla crescita.

 
Antonio Guglielmi, di Mediobanca, ha detto che i mercati stanno scommettendo che il premier Renzi si rivelerà come il "catalizzatoredella discontinuità", capace di tirare fuori l'Italia dalla sua trappola di bassa crescita apparentemente inarrestabile, arrivando a un circolo virtuoso che finalmente aumenti il limite di velocità dell'economia e tagli gli indici di indebitamento. Ma, conclude il Columnst del Telegraph, anche questo azzardato giocatore fiorentino può far molto poco, alla fine, contro la follia granitica della costruzione dell'UEM.
 
Per la traduzione completa dell'articolo si rimanda e si ringrazia a Voci dall'estero

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