La BRI teme collassi bancari imminenti. Insorgono gli economisti Keynesiani
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Nel suo rapporto annuale pubblicato questa settimana, la Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri) ha minacciato come l’impennata dei rendimenti dei titoli in tutto il mondo potrebbe essere il preludio di un'immensa bolla da trilioni di dollari per gli investitori e il sorgere di una nuova crisi finanziaria, a meno che le banche centrali non cambino immediatamente strategia.L’istituzione con sede in Svizzera ha dichiarato che la perdita potrebbe variare tra il 15% e il 35%del PIL di Francia, Italia, Giappone e Regno Unito. “Questo grande balzo può verificarsi relativamente a breve”, ha dichiarato la BRI, citando il crash obbligazionario del 1994.
“Le banche centrali non possono fare di più senza aggravare i rischi che già hanno creato”. Descrivendo la politica monetaria come “molto accomodante a livello globale”, la BRI ha avvertito che “l’equilibrio costi-benefici sta diventando inesorabilmente sempre meno favorevole.” La BRI sembra raccomandare una stretta monetaria e fiscale combinata, provocando delle brusche reazioni da economisti di tutto il mondo, secondo i quali così si rischia una seconda fase della crisi e, forse, di cadere nella depressione. Scott Sumner della Bentley University, riporta il Telegraph, ha dichiarato cher la BIS è "in errore nel sostenere che ritardare l’uscita dal QE e dai tassi a zero è di per sé pericoloso. La memoria storica negli Stati Uniti nel 1937, in Giappone nel 2000, e in altri casi, ci dice che agire troppo presto può portare a una grave ricaduta dell’economia. Quando nel 1951 gli Stati Uniti rimandarono l’azione, il danno fu minore e facilmente contenuto. Se l’Europa segue il consiglio della BRI e persiste nelle sue attuali politiche di contrazione, rischia di seguire il Giappone in un crollo deflazionistico".
Per altre due visioni critiche dell'impostazione della Bis si rimanda a quanto espresso recentemente da Paul Krugman e Simon Wren-Lewis.

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