La classe media virtuale

In India, come in Egitto ed in Cina porterà a cambiamenti politici rivoluzionari

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La classe media virtuale

Nel suo recente viaggio in India, Thomas Fredman in The Virtual middle class rises sottolinea come la principale novità riscontrata sia l'emersione di una “classe media virtuale”, abbinata a quella esistente. E la sua presenza spiega – in India come in Cina ed Egitto – l'acuirsi delle proteste sociali. 
Storicamente, le rivoluzioni democratiche si associano sempre all'avanzata della classe media ed al raggiungimento di un reddito medio procapite – circa 10 mila dollari – tale per cui le persone possano occuparsi non solo di sopravvivere, ma possono rivendicare i propri diritti. La rivoluzione tecnologica attuale e la diffusione di massa di smartphones e tablet ha però ridotto in modo esponenziale i costi dell'educazione e  formazione, creando un fenomeno rivoluzionario nuovo: anche con stipendi di pochi dollari al giorni, molte più persone oggi in India, Cina e Egitto hanno accesso ad un mondo prima associato solo alla classe media.
Questa è la ragione principale per cui l'India ha oggi 300 milioni di persone nella classe media ed altrettanti nella “classe media virtuale”, che Friedman definisce come coloro che, seppur ancora poveri economici, richiedono diritti, la fine della corruzione ed il rispetto delle regole da parte delle autorità governative - tutti valori normalmente associati con la classe media. Se la Rivoluzione Industriale, sottolinea Friedman, ha riguardato 10 milioni di persone, questo nuovo fenomeno riguarda due miliardi di persone, come dimostrano i 900 milioni di cellulari in India o i 400 milioni di blogger in Cina.
Attraverso l'Agenzia  americana per lo Sviluppo Internazionale presente a Nuova Delhi, il Columinst del New York Times ha avuto modo di entrare in contatto con un gruppo di aziende indiane che gli Usa supportano e che stanno portando avanti progetti potenzialmente rivoluzionari, in grado di dotare di nuovi strumenti di emancipazione alla comunità della “classe media virtuale”. Gram Power, ad esempio, sta creando la tecnologia per collegare le zone rurali indiane, dove 600 milioni di indiani non hanno ancora accesso a nessun tipo di elettricità; mentre Digital Green sta fornendo sistemi di comunicazioni a basso costo per i contadini indiani, mostrando loro le tecniche migliori e meno inquinanti esistenti, attraverso proiezioni digitali alla parete.
Queste tecnologie devono ancora essere sviluppate su larga scala e potranno permettere a milioni di indiani di sentirsi almeno virtualmente una classe media. Il caso della ragazza studentessa di medicina di 23 anni – con il che padre faceva il doppio turno all'aeroporto per arrivare a 200 dollari al mese e permettere alla figlia di studiare – stuprata ed uccisa nella capitale mentre andava al cinema con un amico è il caso emblematico di un aspirante membro della classe virtuale media e dei suoi potenziali effetti rivoluzionari nel paese. Non è un caso, infatti, che il suo fatto di cronaca abbia generato una risposta di protesta popolare mai vista prima, dove alla classe media si è abbinata la nuova comunità che rivendica parimenti i propri diritti,  vogliono la qualità della loro vita migliorata ed ancora più importante pretendono un governo trasparente e che agisca per il bene comune.  
La Primavera Arba non è iniziata dalla classe media, ma da un suo aspirante venditore ambulante tunisino abusato da una polizia corrotta. I leader, conclude Friedman, devono essere coscienti del fatto che il popolo non ha bisogno di essere nella classe media, in termini economici, per chiedere che siano rispettati i propri diritti. E questo può determinare nuovi cambiamenti politici repentini.

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