La corsa all'oro è finita

Dalla crisi del 2008 una nuova bolla speculativa finanziaria è esplosa

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La corsa all'oro è finita

L'aumento del prezzo dell'oro negli ultimi anni – da 800 dollari per oncia nel 2009 a circa 1.900 nell'inverno del 2011 – ha tutte le caratteristiche di una bolla. Con questa premessa, Nourile Roubini in After the gold rush spiega, prendendo a riferimento anche la bolla finanziaria sui mercati azionari di oggi, come e perchè si sia sgonfiata quella dell'oro, venduto oggi a circa 1.300 dollari per oncia, il 30% in meno rispetto ad i massimi del 2011.
Al suo massimo, quelli che Roubini definisce i gold bugs – una combinazione di investitori nel panico ed altri con un'agenda politica precisa – erano arrivati a prevedere che l'oro potesse arrivare anche a 5,000 dollari un'oncia nei prossimi anni. 
Ci sono molte ragioni perché la bolla alla fine è esplosa e perché si potrebbe tornare sotto i mille dollari nel 2015, spiega Roubini.
Primo. I prezzi dell'oro tendono ad aumentare quando ci sono gravi crisi economiche e finanziarie come bene rifugio, dati i rischi dei depositi bancari e dei bond governativi. Se la preoccupazione sull'Armageddon finanziario aumenta, il prezzo dell'oro sale. Ma anche nel peggiore dei scenari possibili, l'oro resta essere un investimento volatile: non è un caso che nel massimo del caos finanziario tra il 2008 ed il 2009, i prezzi dell'oro scendevano. 
Secondo. L'oro va bene soprattutto quando ci sono aspettative di grande inflazione. Nonostante le politiche aggressive delle banche centrali del mondo, tuttavia, l'inflazione globale è prossima allo zero. E la ragione è semplice, sottolinea Roubini: mentre la base monetaria sta aumentando, la velocità della moneta è collassata, e quindi quando le banche immettono liquidità nelle forma di riserve in eccesso, il deleveraging del settore privato e pubblico tiene la domanda interna al di sotto dell'offerta potenziale di produzione. 
E così le aziende hanno poco potere di contrattazione dei prezzi, in una fase in cui il potere contrazione da parte dei lavoratori è molto basso, a causa dell'elevato tasso di disoccupazione. Nelle economie avanzate, la debolezza dei sindacati e la globalizzazione che ha condotto ad una produzione a bassi costi in Cina e negli altri paesi emergenti ha depresso i salari e le prospettive di vita della massa dei lavoratori. In questa situazione, con l'inflazione salariale negativa, pensare all'inflazione dei prodotti è impossibile. In questo contesto, la valutazione dell'oro sta seguendo la diminuzione dell'inflazione attuale ed attesa.
Terzo. A differenza delle altre fonti di reddito potenziale, l'oro non fornisce un reddito: mentre le equities hanno un dividendo, i titoli obbligazionari una rendita, le case un affitto etc, l'oro è solo un guadagno sull'apprezzamento del capitale. In una fase in cui l'economia globale mostra segnali di ripresa, gli altri asset forniscono margini di investimento migliori.
Infine, alcuni politici conservatori soprattutto negli Stati Uniti hanno elogiato l'oro in modo che si è rivelato contro produttivo nei mercati. Per questa frangia estrema, l'oro è il solo mezzo contro il “rischio dell'esproprio privato da parte delle spese governative”. Questi fanatici, prosegue Roubini nella sua analisi, ritengono inoltre che un ritorno al gold standard sarà inevitabile per l'iperinflazione generata dalle politiche attuali delle banche centrali mondiali. Ma i dati attuali sull'inflazione rispondono da soli dell'inadeguatezza di queste tesi.
Una moneta serve a svolgere tre funzioni fondamentali in un'economia di mercato: mezzo di pagamento, unità di conto e riserva di valore. L'oro potrebbe essere una riserva di benessere, ma non è un mezzo di pagamento, né un'unità di conto - i prezzi delle merci e dei servizi non sono specificati in termini d'oro - e rimane, nelle parole di John Maynard Keynes, “una reliquia barbarica” che non ha nessun valore intrinseco ed usato principalmente per contrastare panico ed irrazionalità. 
Anche se in futuro per qualunque ragione i prezzi dell'oro dovessero tornare ad aumentare in modo perentorio, conclude Roubini, quei prezzi sarebbero estremamente volatili e tenderanno a calare nel lungo periodo. La corsa per l'oro è finita.

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