La crisi del lavoratore medio

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La crisi del lavoratore medio

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Sulla relazione tra rivoluzione informatico-tecnologica e tasso di disoccupazione, Thomas Friedman nella rubrica del 25 gennaio, Average is over, sottolinea come, rispetto al passato, l'accelerazione recente del progresso tecnologico ha messo a rischio intere categorie di lavoratori. 

Ad esempio, un team di ingegneri del M.I.T ha recentemente ideato il software Presto, grazie al quale al ristorante si potrà selezionare e spedire la propria comanda direttamente alla cucina, sapere il tempo di attesa e pagare con la fattura sull'account e-mail. Ogni apparecchio Presto costerà al ristorante circa 100 dollari al mese, un decimo della paga media di un cameriere.Penalizzati sono e saranno sempre di più, quindi, i lavoratori con una istruzione medio-bassa. Secondo il Bureau of Labor Statistics, il tasso di disoccupazione degli Americani al di sopra dei 25 anni è così suddiviso: 13.8% per quelli con meno di un diploma, 8.7% per quelli con un diploma ma senza laurea; 7.7% per quelli con laurea senza specializzazione; 4.1% per quelli con una specializzazione o master.

Se in passato un'istruzione media era in grado di garantire un lavoro medio ed un tenore di vita più che dignitoso, l'accelerazione recente della globalizzazione ha distrutto il concetto di medio. In un mondo dove per lavorare bisognerà sempre più avere un'istruzione al di sopra della media, per Friedman la riforma più importante sarà garantire maggiore accesso alla formazione universitaria al maggior numero di americani possibile. 

 
Ha ragione Friedman nel sottolineare che il lavoratore medio sia particolarmente colpito dai processi della globalizzazione, ma il maggior accesso alle università non è il punto centrale della discussione.  In paesi che hanno puntato sui servizi e la delocalizzazione delle produzioni, il lavoro deve essere ricollocato al centro attraverso politiche industriali credibili. La crescita in tutto l'Occidente dei movimenti nazionalisti ed anti-globalizzazione dimostra che prese di posizione tardive possono generare improvvise sterzate verso il protezionismo.

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