La crisi dell'euro è tutt'altro che alle spalle
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L'amministratore delegato di Capital Economics e vincitore del Wolfson economics prize nel 2012, Roger Bootle, in un articolo su The Telegraph - We can’t wave goodbye to the euro crisis just yet - risponde a coloro che sostengono che la crisi dell'euro sia ormai dietro l'angolo.
Nonostante la stasi dei mercati, i problemi economici fondamentali su cui si basa la crisi non hanno visto nessun miglioramento. Con il ministro delle finanze del Portogallo che si è dimesso, citando tra le cause la mancanza di consenso popolare alle politiche di austerità volute dai creditori internazionali, gli ultimi sviluppi politici a Lisbona riducono le possibilità che il governo riesca con successo nel suo salvataggio. La situazione della Grecia è di nuovo in bilico: a fronte di una situazione economica migliorata – l'obiettivo di bilancio sembra persino potersi realizzare un po’ prima del previsto - la troika (FMI, la BCE e la Commissione europea), è preoccupata solo che Atene riesca ad attuare le riforme da lei richieste, in particolare per i tagli al settore pubblico. In più, il FMI potrebbe anche sospendere i pagamenti del prestito se, come molto probabile, l’attuale salvataggio non potrà coprire interamente le esigenze di finanziamento della Grecia dei prossimi 12 mesi.
La situazione degli altri paesi, prosegue Bootle nella sua analisi, non è tanto migliore. L’Italia è in una recessione profonda: nel primo trimestre, il PIL era del 2.3% inferiore rispetto ad un anno prima e dell’8.7% al di sotto del suo picco del terzo trimestre 2007. Lo scorso anno, il deficit del bilancio pubblico era solo al 3% del PIL. Per il 2015, il debito pubblico italiano sarà probabilmente superiore al 140% del PIL. La Spagna mostra qualche segno di miglioramento dal lato delle esportazioni, ma la disoccupazione è quasi al 27% ed il debito pubblico è destinato a salire sopra il 100% per la fine del 2014. L’Irlanda, il ragazzo prodigio dell’austerità della zona euro, ha recentemente subito una sorta di ricaduta. Nel 1 ° trimestre, il PIL è sceso per la quarta volta in cinque trimestri.
Lo sviluppo più eclatante dell'ultimo periodo è comunque il deterioramento della Francia, ufficialmente rientrata in recessione dopo 18 mesi di stagnazione. E il perdurante ed elevato deficit di bilancio implica la necessità di una maggiore austerità.
Quello a cui stiamo assistendo in tutta la zona euro è il potere dei fondamentali sull’abile trovata di Draghi delle cosiddette operazioni monetarie definitive (OMTS). Draghi non ha comprato un singolo titolo e per come l’OMT è attualmente impostato, la BCE non è in grado di acquistare i bond di Spagna e Italia, dato che il programma prevede che per beneficiarne un paese deve essere entrato in un programma di bail-out, soggetto a stretti vincoli e a una supervisione del bilancio dall’esterno. Non può nemmeno comprare obbligazioni greche, e probabilmente nemmeno quelle irlandesi o portoghesi, non in grado al momento di collocare i loro titoli sui mercati – ulteriore condizione per l’uso delle OMT.
Il tutto in una fase in cui i limiti politici interni alla austerità stanno diventando evidenti. Gli elettori di molti paesi sotto regime d'austerità sono vicini al punto di rottura. Sebbene sviluppi drammatici restino possibili, sarebbe sbagliato aspettarseli: è più probabile che si vada avanti con trucchi e mistificazioni. Senza dubbio la saga deve ancora svolgersi in diversi atti, ma, conclude Bootle, chi pensa che la crisi dell’euro è finita deve attendersi un brusco risveglio.

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