La crisi progressiva dei Brics

Sta accadendo qualcosa di estremamente pericoloso per il futuro dell'economia globale: i Brics sono oggi in difficoltà

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La crisi progressiva dei Brics

Dall'inizio della crisi finanziaria, gli analisti hanno diviso il mondo in due gruppi di paesi: da un lato, Stati Uniti, UE ed in generale i paesi occidentali in lotta contro alti tassi di disoccupazione, bassa crescita e debiti sempre maggiori; dall'altro lato, i Brics (Brasile, Russia, India, Ciina e SudAfrica), con economie dinamiche ed ancora in espansione. 
Qualcosa di strano ed estremamente pericoloso per il futuro dell'economia globale – sottolinea Gideon Rachman in The Brics have taken an unhappy turn  - è tuttavia accaduto: i Brics sono oggi in difficoltà. Con la seconda economia mondiale ed il tasso di crescita maggiore tra i Bric, la Cina rimane la principale potenza dei paesi emergenti. Pechino deve tuttavia affrontare il momento di maggiore incertezza della sua storia recente:  Xi Jinping, da novembre leader del paese, è misteriosamente scomparso dalla scena politica per settimane e le tensioni politiche rimangono altissime, con il processo di Bo Xilai che sta per iniziare ed uno storico Congresso del partito alle porte. Nel 2012, come conseguenza della caduta della domanda in Europa, la Cina crescerà meno del dato simbolico dell'8% per la prima volta dall'inizio del nuovo secolo. Con i stipendi nelle industrie cinesi che stanno aumentando in modo sensibile, ancha la competitività del paese ne inizia a risentire. 
Il rallentamento della Cina ha conseguenze per tutti i paesi Bric – Pechino è divenuto il principale partner di Brasile, India e SudAfrica. La crescita brasiliana ha subito un repentino calo: dal massimo del 7,5% del 2010 - l'anno che Rio de Janeiro è stata scelta per le Olimpiadi 2016 - quest'anno non dovrebbe crescere più del 2%. Per quel che riguarda  l'India, Rachman parla di “clinical depression”, con la crescita che dal 9% ante crisi è oggi al 5%. L'India ha un sistema politico-economico paralizzato ed un paio di annunci governativi su riforme liberali non possono certo ricreare l'entusiasmo degli anni passati. Anche la Russia, ha i suoi problemi. Vladimir Putin è tornato al Cremlino, generando un clima di crescente protesta a Mosca e perdendo l'appoggio della classe media al regime. La banca centrale russa ha inoltre predetto che il paese subirà un deficit nel 2015. 
Jim O’Neill, l'economista di Goldman Sachs che ha inventato il termine Brics, sostiene che il Sudafrica non ha una economia grande a sufficienza per poter essere abbbinata alle altre. Per Rachman, invece, se lo status è sinonimo di sistema politica disfunzionale ed economie in calo, gli scioperi selvaggi e licenziamenti coatti nelle aziende minerarie, la crescita al di sotto il 3% e la leadership del presidente Jacob Zuma, fanno del SudAfrica un membro di diritto dell'organizzazione. 
L'elemento che accomuna tutti questi paesi, quindi, è che gli anni di rapida crescita non hanno portato un'armonia politica interna: la rabbia popolare contro la corruzione governativa è crescente e rende gli investitori nervosi sull'instabilità potenziale. Nonostante tutti questi problemi, conclude Rachman, molti dei paesi Bric continueranno a crescere molto di più dei paesi occidentali in crisi e quindi lo spostamento di risorse economiche e ricchezze dall'occidente continuerà a contraddistinguere i nostri tempi.

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