La dissoluzione dell’eurozona è un’urgenza politica del nostro tempo. Jacques Sapir

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La dissoluzione dell’eurozona è un’urgenza politica del nostro tempo. Jacques Sapir


Tutti conoscono il partito euroscettico tedesco Alternative für Deutschland (AfD), che dopo le ultime elezioni è entrato nelle assemblee locali di molti länder tedeschi, scrive su RussEurope Jacques Sapir. AfD ha appena scritto un memorandum sulla questione della Grecia, particolarmente interessante per i punti sui quali insiste. Infatti AfD, che si pronuncia a favore di un’uscita della Grecia dall’eurozona, ma anche per uno smantellamento generale di quest’ultima, è particolarmente sensibile alle reazioni anti-tedesche che si stanno sviluppando in Europa. Questo testo di AfD sottolinea anche i problemi di competitività dei paesi membri dell’eurozona, che sono irrisolvibili se  essi non possono svalutare le loro monete rispetto a quelle di altre economie che risultano più competitive a causa di una accumulazione di fattori (tanto il capitale quanto la formazione della forza lavoro). Il testo sottolinea infine come le cosiddette strategie di “svalutazione interna” si siano dimostrate molto costose da un punto di vista sociale, e in gran parte inefficaci dal punto di vista economico. Hanno infatti gettato una parte dell’Europa in una trappola di “euro-austerità”, come io sostengo da più di due anni.
 
Un dibattito europeo
 
Il dibattito si svolge ormai in numerosi paesi dell’eurozona, in Germania (dove viene portato avanti tanto da AfD quanto da una parte di Die Linke legata a Oskar Lafontaine), così come in Italia. In quest’ultimo paese, le prese di posizione di Stefano Fassina (ex viceministro e deputato del Partito Democratico di centrosinistra), ma anche di uomini politici di altri schieramenti (da Forza Italia al Movimento 5 Stelle), indicano che la situazione sta diventando critica. Il dibattito è in corso in Olanda così come in Spagna. La Francia resta il solo paese in cui l’omertà dell’UMP e del PS ha strozzato il dibattito. Dibattito che è tuttora fondamentale, sia per il futuro del nostro paese che per il futuro dell’Europa, le cui tinte stanno diventando sempre più fosche a causa dell’esistenza dell’euro.
 
Di fatto, la questione dell’euro non è solamente una questione economica o finanziaria. Sicuramente lo è,  e lo dimostrano le ardue e mai soddisfatte condizioni, come un’ampia unione di trasferimenti, un’unione fiscale e un’unione sociale, che avrebbero dovuto essere realizzate se si fosse voluto che l’euro avesse successo. Ciò non è stato fatto, e tutti i popoli dell’Unione economica e monetaria ne stanno ora pagando il prezzo. Ma la questione dell’euro è anche, e oggi è soprattutto, una questione politica. Avendo preteso – certamente a torto – che l’euro rappresentasse il completamento dell’Unione Europea, ora le classi dirigenti dei paesi membri sono terrorizzate dalla prospettiva di un suo fallimento, di cui perfino i più cocciuti tra loro iniziano a rendersi conto, e dalle conseguenze politiche che ne deriveranno. Essi credono, certamente a torto, che la fine dell’euro significherebbe la fine dell’Europa. Non si rendono conto che è l’esistenza stessa dell’Euro a sollevare un popolo contro l’altro, a far rivivere i vecchi antagonismi, ad aver fatto della guerra economica tra i paesi membri la normalità quotidiana, finché il conflitto militare, cosa che oggi è da temere, non arrivi a sostituirsi a questo conflitto economico. L’euro distrugge i singoli paesi membri anche mettendo i lavoratori contro altri lavoratori, inventando nuove divisioni tra chi si avvantaggia dell’euro (in realtà una piccola minoranza) e chi invece vede la sua vita e il suo lavoro distrutti dall’euro, ed è questa ormai la realtà quotidiana per una maggioranza. La realtà, e bisognerebbe esserne consapevoli, è che l’euro ha distrutto l’Europa: non solamente le sue strutture istituzionali, che sarebbe dopotutto il male minore, ma anche le sue radici politiche e culturali. L’euro è la guerra. Ed è per questo che la dissoluzione dell’eurozona non è solamente un obiettivo economico desiderabile, ma anche un’urgenza politica del nostro tempo.

Per la traduzione del "Manifesto per la ripresa economica della Grecia" di Alternative für Deutschland si ringrazia e si rimanda a VoxPopuli

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