La dottrina americana della "Full-Spectrum Dominance"

I pilastri su cui si fonda la dottrina per perseguire questa strategia sono di tipo economico, militare e ideologico-culturale

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La dottrina americana della "Full-Spectrum Dominance"

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di Federico Pieraccini


Il tracciato geopolitico che veicola la politica estera americana passa dall’idea secondo cui ogni sforzo va compiuto per evitare in altre zone del mondo l’emergere di una potenza regionale egemonica. La motivazione è legata all’obbiettivo Statunitense che tenderebbe al raggiungimento di un dominio completo (Full Spectrum Dominance). Tradotto, significa acquisire una supremazia di terra, aria, acqua, cibernetica e dello spazio.
 
I pilastri su cui si fonda la dottrina per perseguire questa strategia sono di tipo economico, militare e ideologico-culturale. In questa prima parte prenderemo in esame l’aspetto Economico.
 
Il dominio finanziario si divide in due macro categorie, Istituzioni internazionali (FMI, Banca Mondiale, Agenzie di Rating, BRI, WTO, OPEC e FSB) e Architettura valutaria (Dollaro, FED, rapporti commerciali e Petroldollaro).
 
Le istituzioni finanziarie internazionali riconoscono da decenni l’importanza della famosa Conferenza di Bretton Woods svoltasi nel 1944 e divenuta il fulcro su cui poggia l’attuale Sistema Monetario Internazionale (SMI). E’ grazie a tale evento che Washington ha potuto consolidare il ruolo di motore economico mondiale, garantendosi un’egemonia praticamente assoluta nel settore valutario e finanziario. Il dollaro statunitense è stato posto immediatamente come figura centrale in questo sistema, soprattutto grazie alla sua facile conversione in oro. I problemi maggiori nacquero agli inizi degli anni 70’ a causa della struttura valutaria non più percepita come capace di sostenere la moneta, erodendo quindi la fiducia internazionale nel Dollaro.
 
L’ostacolo venne superato grazie alle garanzie di enti internazionali quali l’FMI e la Banca Mondiale (WB). Creati quasi unicamente per difendere l’egemonia monetaria americana e per assicurare una completa sottomissione di altre nazioni a questo Sistema Monetario Internazionale (SMI), diedero il via libera alla disastrosa intuizione di porre fine alla convertibilità aurea della divisa. Questo passaggio fu compiuto in maniera indolore per Washington e senza opposizione del FMI o della Banca Mondiale. Decisione scontata vista l’influenza degli Stati Uniti nei due organi: Washington è l’azionista di maggioranza con il 17% del totale. Solo al secondo posto vi è il Giappone con 6,5% e via via tutte le altre nazioni, fino ad arrivare a situazioni paradossali in cui Cina e India complessivamente detengono quanto la Germania, ovvero il 6,5% delle quote. Naturalmente una sproporzione di questo genere favorisce indubbiamente l’apparato occidentale che sommato raggiunge quasi il 60%. Questa scompenso attribuisce un potere di veto e sbarramento a nuove riforme più paritarie ed eque tra paesi. E’ grazie ad un divario di questo calibro, in termini di influenza, che il Fondo Monetario Internazionale favorisce continuamente Washington nel perseguire politiche aggressive nei confronti dei paesi non allineati ai diktat finanziari di Wall Street. Tutti segni evidenti di un dominio finanziario basato sul principio di disuguaglianza.

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Una delle più recenti strategie per mantenere lo status di unica potenza mondiale si basa su due trattati economico-commerciali, il TPP (Trans Pacifica Partnership) e il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership). Il progetto è quello di unire in due aree commerciali senza barriere la zona atlantica e quella pacifica con gli Stati Uniti, ovvero di solidificare ancor più il ruolo del dollaro nel commercio mondiale quale moneta principale. Oltre a questo naturalmente vi è un aspetto legato all’incremento del fatturato delle aziende Nord Americane grazie ad una maggior facilità nell’esportazione di beni prodotti in USA. Il motivo è da ricercare in una diminuzione delle regolamentazioni trans-continentali sugli standard dei prodotti.  
 
 
Per la versione completa dell'articolo si ringrazia e si rimanda a Opinione Pubblica

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