La follia della politica alimentare degli Stati Uniti
In un paese con il 15% di poveri si pensa a tagliare i sussidi alimentari: è una pazzia
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Ogni anno gli Stati Uniti spendono miliardi di dollari in sussidi all'agricoltura, molti dei quali aiutano le grandi aziende a produrre più grano di quanto il paese ne consumi. Questa politica deprime i prezzi alimentari mondiali, mettendo in difficoltà i contadini poveri dei paesi in via di sviluppo. In questo contesto, spiega Joseph Stiglitz in "The insanity of our food policy ", articolo pubblicato sul New York Times, un paese in cui 4 milioni di cittadini vivono prossimi alla sopravvivenza alimentare e resistono grazie ad i sussidi statali, è assurdo che i Repubblicani propongano alla Camera di far passare una nuova legislazione per agevolare le poche aziende che controllano la maggior fetta del mercato alimentare del paese e penalizzare le fasce più deboli della popolazione.
Il partito repubblicano ha infatti proposto di aumentare i sussidi alimentari – che l'anno scorso hanno raggiunto già la cifra di 14,9 miliardi di dollari - e ridurre i benefici sociali alimentari di 40 miliardi nei prossimi 10 anni. Tali proposte, prosegue il premio Nobel per l'economia, sono un esempio perfetto di come la disuguaglianza crescente sia stata condotta per il perseguimento di quello che gli economisti chiamano “la ricerca della rendita”: con un numero sempre minore di americani che diventano sempre più ricchi, il loro potere politico è aumentato a livelli sproporzionati e “piccoli ma potenti” interessi — in questo caso le grandi aziende alimentari del paese – riescono a creare un sistema che fa beneficiare loro stessi, facendoli prendere una grande fetta della torta.
La proposta dei repubblicani è l'ultimo esempio di questo processo in corso nel paese: taglia, infatti, soldi reali - necessari per la sopravvivenza delle persone - e le redistribuisce alle fasce più alte della popolazione, in cambio del loro supporto politico. Non c'è nessuna giustificazione economica poi: la legge alimenterebbe infatti una produzione di cui il paese non ha bisogno e farebbe crollare la produzione di coloro che hanno i redditi più bassi.
Dal 1995 al 2012, l'1% solo delle aziende agricole ha ricevuto 1,5 milioni di sussidi ognuno, circa un quarto del totale, secondo l'Environmental Working Group. I tre quarti dei sussidi sono poi andati al 10%, che hanno ricevuto una media di oltre 30 mila dollari l'anno. Si tratta di venti volte i benefici individuali erogati dal Supplemental Nutrition Assistant Program, o SNAP, vale a dire i sussidi alimentari alle fasce più povere della popolazione. Lo Snap, prosegue Stiglitz, è oggi la principale risposta alla crescente povertà nel paese: oltre l'80% dei 45 milioni che usufruiscono del programma nel 2011 erano sotto la soglia di povertà. Nonostante questo aiuto, molte persone hanno avuto difficoltà a raggiungere la sopravvivenza alimentare.
Gli Stati Uniti sono uno dei sistemi più efficienti al mondo: i contadini americani sono ad esempio i principali produttori ed esportatore di grano e fagioli, ma milioni di americani soffrono ancora la fame e, se non fosse per i programmi di assistenza, milioni sarebbero a rischio malnutrizione. I programmi che i repubblicani vorrebbero eliminare.
Il problema di nutrizione in America, un paese ricco, è una follia: “quello che i miei amici indiani non comprendono è che il 15% degli americani – ed il 22% dei bambini americani – vivono in povertà”, scrive Stiglitz. Anche chi ha un lavoro full time (2,080 l'anno) al salario minimo di $7.25 guadagnerebbe circa $15,000 l'anno, molto inferiore alla soglia di povertà fissata a livello familiare per quattro persone, 23,492 dollari di reddito.
La responsabilità è di Washingtron, perché gli Stati Uniti sono divenuti qualcosa di diverso da quello che ci si aspettava. Nel suo famoso discorso del 1941 sulle quattro libertà, Franklin D. Roosevelt ha annunciato come tutti i cittadini avrebbero dovuto avere garantiti alcuni diritti economici basilari, tra cui “la libertà dal bisogno”, idea abbracciata dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Mentre gli Usano continuano ad invocare il loro rispetto a livello internazionale, la sua attuazione a casa è deludente.
Nel 2012 per esempio, due quinti dei recipienti SNAP avevano redditi che erano inferiori alla metà della soglia di povertà. Quello che ottengono dal programma è davvero poco - 4.39 al giorno - ma fa una grande differenza per sopravvivere: il Center on Budget and Policy Priorities stima che lo SNAP ha fatto uscire quattro milioni dalla povertà.
Per l'inadeguatezza dei programmi sociali per combattere povertà e malnutrizione e la mole della crisi sociale creata dalla Grande recessione, si potrebbe pensare che la risposta naturale dei nostri leader politici sarebbe quella di aumentare la protezione e la garanzia alimentare per le fasce più deboli. Al contrario esponenti repubblicani al Congresso sembrano voler incolpare le vittime, coloro che non hanno potuto usufruire di un'educazione sufficiente e che non hanno oggi competenze vendibili nel mondo del lavoro e che cercano lavoro ma non lo possono trovare perché il sistema è paralizzato, con un americano su sette che cerca un pieno impiego ma non può ottenerlo.
Gli effetti della proposta repubblicana, sottolinea Stiglitz, supererebbero poi i confini nazionali: aumentando la fama mondiale con maggiori sussidi alle compagnie agricole del paese, oltre che aumentare la disuguaglianza sociale. I prezzi globali diminuirebbero ed i poveri contadini dei paesi in via di sviluppo ne sarebbero ulteriormente danneggiati.
Tagliando i sussidi alimentari, si compie la peggiore delle diseguaglianza, quella delle opportunità. Non solo sono stati sbugiardati nella lor retorica sull'insostenibilità del debito – la gaffe intellettuale del suo principale contribuito intellettuale di riferimento, quello di Carmen M. Reinhart e Kenneth S. Rogoff sull'insostenibilità di un debito superiore al 90%, è nota – ma i repubblicani vogliono continuare a peggiorare la vita del paese e del mondo con questa proposta. Se divenisse legge, conclude Stiglitz, sarebbe un fallimento morale ed economico per il paese.

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