La "follia" della politica economica europea
Tutti gli errori della disunione macroeconomica della zona euro
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Riprendendo l'ultimo editoriale di Wolfgang Münchau sul Financial Times, Paul Krugman, in un post di ieri per il suo blog per il Nyt, The Macroeconomics of European Disunion, rimarca come troppo spesso si sopravvaluti il concetto che l'area euro sia, da un punto di vista macroeconomica, una singola unità. Dal punto di vista del commercio internazionale, al contrario, le relazioni con il resto del mondo sono e restano bilaterali.
La politica monetaria e fiscale aggregata dell'area euro dovrebbe quindi essere soggetta per più o meno alle stesse regole che si applicano agli Stati Uniti. Ma perché l'unione monetaria non è stata accompagnata da un'unione politica, il continente nel suo insieme sta erronenamente perseguendo delle politiche restrittive che Krugman giudica “folli”. perseguendo quella quantità di politiche insanamente restrittive. Mostrando due grafici in cui mette in parallelo, nel primo, il livello di inflazione e la sua composizione, e l'andamento dei bilanci complessivi dal 2007 ad oggi, il premio Nobel per l'economia sottolinea come in un momento di tale disoccupazione di massa, il livello di inflazione dovrebbe essere molto maggiore di quella attuale e, soprattutto, superiore agli standard imposti da Bruxelles – almeno un 4% di target.
E l'azione della Bce non sta invertendo questo trend nonostante l'azione massiva dal lato degli acquisti dei titoli del debito pubblico dei paesi più in difficoltà, in parte per la paura di spinte inflazionistiche in Germania. Troppo spesso gli economisti sottolineano schemi e prospettive per i singoli paesi, ma, conclude Krugman, resta tutto completamente inutile se non si ragiona e non si prende a riferimento la “pazzia” attuale della politica economica aggregata europea.
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