La forza militare non basta a garantire la credibilità degli Usa
La forza dell'America poggia sulla forza della sua economia
2126
Vista da Washington, la crisi siriana si gioca solo in parte sulle armi chimiche. In discussione c'è soprattuto la "credibilità americana", quella qualità mistica da cui la sicurezza degli Stati Uniti e quella globale sono spesso considerate dipendere. E' questa la tesi sostenuta da Gideon Rachman in "Cruise missiles alone cannot secure credibility".
Per il Columnist del Financial Times, l'iniziativa diplomatica russa ha sì salvato Barack Obama dalla prospettiva di una umiliante sconfitta al Congresso sulla Siria ma l'intera faccenda ha evidenziato come sia il presidente che i politici che la popolazione americana siano sempre più riluttanti a ricorrere alla forza militare anche dopo il superamento di una "linea rossa" che gli stessi americani avevano fissato.
Rachman passa poi ad avvertire i rivali degli Usa dal non farsi trarre in inganno da quest'atteggiamento. Coloro che credono che il potere degli Stati Uniti si basi esclusivamente sulla volontà della nazione di far sempre rispettare le linee rosse hanno una visione troppo ristretta del significato di "credibilità" quando si parla di una grande potenza. La volontà di onorare gli impegni legati alla sicurezza è solo uno dei fattori. Non fare terribili errori in politica estera è un altro elemento cruciale della credibilità, così come la conservazione di un'economia forte e una società attraente. I più grandi colpi al prestigio e al potere globale degli Stati Uniti negli ultimi dieci anni sono stati inflitti dalla guerra in Iraq e dalla crisi finanziaria del 2008. Nessuno dei due aveva qualcosa a che fare con una mancanza di volontà di difendere una linea rossa o la riluttanza a intraprendere azioni militari.
Una lezione imparata dall'Iraq è stata che un intervento militare mal concepito può essere molto più dannoso per gli Stati Uniti rispetto a qualsiasi esitazione circa l'uso della forza. Mentre gli interventi in Vietnam e Iraq hanno appannato il prestigio statunitense, il più grande trionfo per la politica estera degli Stati Uniti - il crollo dell'impero sovietico - è stato raggiunto senza colpo ferire.
Per i conservatori, prosegue Rachman nella sua analisi, Ronald Reagan è il ritratto di un presidente forte - proprio come Jimmy Carter, mentre ora Obama incarna debolezza. Eppure Reagan ha aumentato le spese militari ma si è rivelato molto prudente nel dispiegare le sue truppe. La missione più audace sotto Reagan fu l'invasione di Grenada e quando 241 militari statunitensi morirono in un attentato in Libano nel 1983, Reagan ordino l'immediato ritiro delle truppe americane. Il bombardamento aereo della Libia durante gli anni di Reagan fu un breve raid punitivo, senza alcun intento di regime change: un'operazione molto simile a quella che Obama stava progettando per la Siria. Quello che ha però fatto la differenza negli anni di Reagan fu la rinascita dell'economica nazionale, che ha contribuito a ripristinare la fiducia e il prestigio degli Stati Uniti in un momento in cui l'economia sovietica era a pezzi.
Obama ha certamente colto il punto che la forza globale degli Stati Uniti poggia, in ultima analisi, sulla forza della sua economia e l'ascesa e la caduta di altri egemoni a livello mondiale nel secolo passato rafforzano questo il punto. Il declino della Gran Bretagna, della Francia e dell'Unione Sovietica è stato causato dal fatto che le loro economie erano troppo deboli per sostenere i loro impegni internazionali. In tutti e tre i casi, il costo delle guerre di combattimento ha fiaccato la nazione.
Ma la determinazione di Obama di evitare nuovi conflitti stranieri è stata sfidata dall'uso della Siria di armi chimiche. Il presidente e il suo team sono stati chiamati a dimostrare che la linea rossa americana significava qualcosa e Obama ha tentato di conciliare una risposta militare con i suoi istinti anti-interventisti optando per un intervento limitato.
Ma la crisi siriana è un caso complicato, con forti argomenti su entrambi i lati del dibattito, ci spiega Rachman. La minaccia di Obama di usare il potere militare non è però stata vana e ha forzato un cambiamento nelle posizioni di Russia e Siria. Infatti, è molto probabile che l'iniziativa di Mosca derivi dal timore di un'azione militare degli Stati Uniti in il Medio Oriente più che da uno slancio di Putin. In questo senso, sostiene il Columnist, la minaccia di Obama è stata efficace. Sarebbe infatti da ingenui credere che il mancato attacco Usa contro la Siria equivalga al defenestramento degli Stati Uniti dal tavolo degli affari internazionali. L'America rimane la prima potenza militare mondiale, con una lunga storia di interventi armati. Il fatto che Obama sia determinato a usare maggiore cautela e riflessione prima di intraprendere l'azione militare non deve sminuire la credibilità americana. Al contrario, conclude Rachman, può contribuire a preservarla.

1.gif)
