La fotografia attuale dell'economia globale

Gli Stati Uniti mostrano i segnali più incoraggianti. L'euro zona nella situazione peggiore

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La fotografia attuale dell'economia globale

Ripercorrendo i recenti viaggi in giro per il mondo, Nouriel Roubini in The globl economy on the Fly, rubrica mensile per The Project Syndicate, offre un'interessante panoramica della situazione attuale dell'economia globale.
 
Per quel che riguarda l'Europa, il rischio di collasso dell'euro zona e la restrizioni al credito per Spagna ed Italia si è ridotto dalla decisione della scorsa estate della Bce di utilizzare tutta la sua bocca di fuoco per proteggere le obbligazioni dei paesi più indebitati. Ma i problemi dell'Unione monetaria – in particolare i bassi potenziali di crescita, la recessione in corso, la perdita di competitività ed un eccessivo debito privato e pubblico – non sono stati risolti. Il patto tra Bce e periferia si sta inoltre sgretolando, con la crescita dei movimenti anti-austerità in tutti i paesi maggiormente indebitati - da ultimo la rabbia della popolazione di Cipro per il piano di salvataggio adottato dalla troika - e con i paesi creditori sempre più restii ad utilizzare nuovi fondi di loro contribuenti per nuovi fondi di salvataggio.
 
Fuori dall'eurozona, anche il Regno Unito sta iniziando ad intraprendere misure per restaurare la crescita, danneggiata dai tagli intrapresi nei mesi scorsi dal governo Cameron.
 
In Cina, avvenuta senza traumi la transizione di leadership, restano i problemi di un'economia “instabile, non bilanciata, non coordinata e non sostenibile”, come l'aveva definita il Premier Wen Jiabao. I problemi riguardano, in particolare, gli squilibri tra le regioni costiere e quelle interne, l'eccessivo risparmio interno e la mancanza di investimenti fissi; il consumo privato troppo basso, la crescita della diseguaglianza ed il degrado ambientale. Si parla di riforme nel paese, ma il potere corporativo di chi si si oppone ad i cambiamenti – imprese statali, governi provinciali, e l'esercito – sono ancora in grado di condizionare le scelte del Politburo. Senza cambiamenti, secondo Roubini, Pechino subirà una brusca frenata economica dal 2014.
 
In Cina come in Russia ed in parte in Brasile ed in India, il capitalismo di stato non è più in grado di integrarsi bene con la crescita come in passato. Altri paesi emergenti possono crescere nel prossimo biennio: Malesia, Filippine ed Indonesia in Asia; Cile, Colombia e Perù in America Latina; Kazakhstan, Azerbaijan in Asia centrale. Ma la consistenza della loro crescita non sarà tale da generare una ripartenza dell'economia globale.
 
Il Giappone sta cercando di fermare la storica deflazione con una politica monetaria aggressiva senza precedenti. L'“Abenomics”, com'è stata ribattezzata l'economia politica del neo premier Shinzo Abe, prevede un grande stimolo monetario della Banca centrale, stimolo fiscale per rilanciare la domanda - con austerità a partire dal 2014 per contenere il deficit conseguente - l'aumento dei salari nominali per far ripartire la domanda interna, riforme strutturali di deregolamentazione ed, infine, la ricerca di nuovi accordi di libero scambio. Tutto questo, secondo Roubini, pone sfide molto complesse: non è detto infatti che la deflazione possa essere combattuta con la politica monetaria, lo stimolo fiscale eccessivo potrebbe rendere insostenibile il debito, ed in generale i termini della Abenomics restano vaghi e le tensioni geopolitiche con la Cina possono compromettere gli investimenti diretti esteri.
 
In questa situazione di fragilità generale, gli Stati Uniti tornano ad essere il faro delle speranze mondiali? Di fronte ad alcuni trend indubbiamente positivi – ripresa del settore immobiliare, nuovi giacimenti di gas e petrolio che riducono i costi energetici, creazione di nuovi posti di lavoro, ripresa del manifatturiero ed una politica monetaria accomodante – i problemi degli Usa restano molti: l'alta disoccupazione, l'eccessivo indebitamento dei proprietari immobiliari, l'aumento delle tasse che colpirà la crescita, ed il sistema politico disfunzionale tra tutti.
 
Tra i paesi avanzati, conclude Roubini, gli Stati Uniti mostrano i migliori risultati e prospettive di crescita. A loro segue il Giappone che con l'Abenomics sta riportando la fiducia nel paese. L'eurozona, al contrario, è nella situazione peggiore: paralizzata tra recessione, proteste anti austerità dei paesi periferici e la fine della volontà di finanziare ulteriori piani di salvataggio da parte dei creditori, l'Europa è in totale stallo.

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