La Francia è sull'orlo della rivoluzione?

“Siamo nel 1789?”, la copertina di Le Point ed un disagio crescente nel paese

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La Francia è sull'orlo della rivoluzione?

La Francia è sull'orlo della rivoluzione? François Hollande è in pericolo di ghigliottina? Queste domande appaiono fuori luogo e anti-storiche, ma sono sollevate in modo sempre maggiore da giornali, esperti ed approfondimenti del paese. L'edizione di questa settimana di Le Point, ad esempio, è uscito con l'eloquente titolo “Siamo nel 1789?”, con una foto di Hollande vestito da Luigi XVI. Il professore esperto di politica internazionale alla University of London, Dominique Moïsi, ha confermato come il presidente “appaia oggi come un moderno Luigi XVI" e che la Francia è sull'orlo di "una crisi di regime".
Dopo aver visitato recentemente Parigi, Rachman in France should shun talk of revolution giudica tuttavia la Francia molto lontano dall'orlo di una rivoluzione o di un colpo si stato: la questione è però perché il popolo e gli intellettuali abbiano questa visione così negativa. E' certamente vero che la situazione è molto difficile: l'economia sta entrando in recessione, la disoccupazione è alta, il debito nazionale crescente, infine, con il ministro del bilancio  Jérôme Cahuzac costretto alle dimissioni dopo uno scandalo di conti esteri in Svizzera,  Hollande, alla presidenza da meno di un anno, ha visto i suoi consensi al 26%. Tuttavia, viste le condizioni dei suoi vicini, la situazione della Francia non è però così drammatica: il deficit di bilancio del governo quest'anno potrebbe toccare il 3.7% del Pil, mentre quello inglese è del 7.4%; il debito nazionale è vicino al 90% del Pil (una cifra una volta allarmante), ma il debito italiano ha toccato il 125%; il tasso di disoccupazione è vicino al 10.6% ma in Spagna è ora superiore al 26%. A differenza di Spagna ed Italia, infine, i francesi sono capaci di prestare ad un tasso di indebitamento molto basso dai mercati e la sua economia è ancora la quinta. 
Il dissenso contro Hollande è in parte dovuto ad aspettative disattese: dopo una campagna elettorale come paladino della fine dell'austerità tedesca imposta in Europa e e del fatto che la crisi doveva essere pagata dalle fasce più ricche della popolazione. Al contrario, il governo si è impegnato ad ulteriori tagli e lo sforzo per creare una tassa al 75% per i ricchi è degenerato in una farsa dopo varie sconfitte nelle corti, sopratutto in relazione con Gérard Depardieu. L'affaire Cahuzac, infine, ha inviato un messaggio nel segno dell'ipocrisia e gli alti tassi di disoccupazione spiegano l'insoddisfazione generale contro il presidente. Divenuto il paladino come un uomo “normale”, in contrasto con la presidenza “bling” di Nicolas Sarkozy, Hollande  semplicemente poco presidenziale. Parte della grandeur di un Chirac, la guile di un Mitterand o anche l'iperattività di un Sarkozy potrebbe aiutare in momenti di crisi.
L'isteria dei media francesi è bipartisan: mentre Le Point evocava il 1789, il suo rivale di sinistra, Le Nouvel Observateur, indicava in copertina gli anni '30. Entrambe destra e sinistra stanno facendo soccombere al nichilismo che ha radici profonde con la disillusione creata dal presidente francese. Il vero problema è che i due pilastri dell'eccezionalismo francese dal 1945 sta vacillando: il welfare state generoso all'interno, in crisi per i tagli imposti dall'austerità, l'asse franco tedesco come motore europeo all'esterno. In questo clima, l'estrema destra e l'estrema sinistra – il 30% dell'elettorato francese nell'ultima elezione presidenziale – sono in continua ascesa, alimentando il clima di una prossima insurrezione. Ma, conclude Rachman, invece che il 1789 la Francia deve aver presente il presente di un 2013 difficile di riforme economiche necessarie.

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