La Germania è disposta a rispettare le regole del gioco?
Nato per unire, l'euro sta irrimediabilmente dividendo le nazioni europee
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Quando la Grecia ha toccato il fondo quattro anni fa, alcuni analisti – compreso Paul Krugman – avevano pensato fosse l'inizio della fine dell'esperienza dell'euro. Altri, più ottimisti, ritenevano che l'aiuto temporaneo ed il processo di riforme avrebbero permesso la ripresa. Si sono sbagliati entrambi i campi. Al momento, sostiene in Money Trap Paul Krugman, l'Europa attraversa una fase di crisi ristagnante che non sembra mai arrivare ad una soluzione definitiva. Ogni volta che la zona euro sembra pronta a ripartire e ci sono accenni di ripresa, qualcosa non funziona.
Poco dopo che gli ufficiali di Bruxelles hanno annuciato che il continente aveva passato la fase più acuta della crisi e la fiducia dei mercati era tornata, lo spettro della deflazione ha iniziato ad aleggiare sull'Europa. La Bce ha l'obiettivo di mantenere l'inflazione vicina al 2%. Ci sono diverse ragioni perché non è 0 il target, il più importante dei quali oggi è che un'inflazione della zona euro vicino allo zero vuol dire deflazione nei paesi più in difficoltà, acuendo in modo drammatico il problema del debito. Il dato dello 0,8% di ottobre dei “core” prezzi, sostiene Krugman, è molto preoccupante.
La Bce ha abbassato i tassi in una scelta appropriata ed inadeguata: l'economia europea ha bisogno di una spinta, ma l'azione della Bce potrà nella migliore delle ipotesi are una differenza solo relativa. Ma è comunque una mossa che va nella giusta direzione, anche se ampiamente controversa e dibattuta all'interno e fuori dalla Bce. Non è solo una battaglia di politica monetaria, ma, sottolinea il Premio Nobel per l'economia, tra nazioni. Il membro del board della Bce della Germania ed i Governatori anche di Olanda ed Austria hanno votato contro l'abbattimento dei tassi: gli economisti tedeschi hanno poi più che altro rimarcato la nazionalità di Mario Draghi, piuttosto che commentare la decisione: Hans-Werner Sinn ha ad esempio dichiarato che Draghi stava solo cercando di dare all'Italia accesso a prestiti con un basso tasso d'interesse ed il capo economista di WirtschaftsWoche ha addirittura definito il taglio “un diktat della Banca d'Italia, con base a Francoforte”.
Si tratta di falsità verso Draghi, senza i cui sforzi nel 2011 e 2012 secondo Krugman l'euro sarebbe imploso, ma quello che è preoccupante è che si tratta di una degenerazione tra nazionalità: Teutoni contro Latini. In questo contesto, la moneta unica, nata per tenere insieme i diversi paesi li sta irrimediabilmente dividendo.
A parte gli stereotipi nazionali – i tedeschi che non vogliono finanziare con le loro tasse il Welfare dei pigri europei del sud ad esempio - c'è una questione centrale che non si può non considerare: Berlino odia l'inflazione. Il problema è che la Bce potrà avere successo nel tenere il livello dei prezzi intorno al 2%, solo se la Germania, che ha tassi di crescita e di produzione molto superiori alla media, dovesse accettare un'inflazione superiore al 3%. Si tratta, del resto, dell'unico modo attraverso cui la zona euro può funzionare: all'interno di un'area valutaria con altri paesi, qualche volta si deve avere un tasso dei prezzi superiore al target. Si tratta delle regole del gioco e la domanda è se la Germania è preparata a rispettarle. La risposta non è al momento chiara. La questione più triste, conclude Krugman, è che l'euro doveva tenere insieme gli europei, sia in modo sostanziale che simbolico. Quello che sta producendo, al contrario, è un clima di rabbia e disprezzo sia da parte di creditori e debitori. E la fine non è ancora alle porte.

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