La Germania è disposta a rispettare le regole del gioco?

Nato per unire, l'euro sta irrimediabilmente dividendo le nazioni europee

3666
La Germania è disposta a rispettare le regole del gioco?

Quando la Grecia ha toccato il fondo quattro anni fa, alcuni analisti – compreso Paul Krugman – avevano pensato fosse l'inizio della fine dell'esperienza dell'euro. Altri, più ottimisti, ritenevano che l'aiuto temporaneo ed il processo di riforme avrebbero permesso la ripresa. Si sono sbagliati entrambi i campi. Al momento, sostiene in Money Trap Paul Krugman, l'Europa attraversa una fase di crisi ristagnante che non sembra mai arrivare ad una soluzione definitiva. Ogni volta che la zona euro sembra pronta a ripartire e ci sono accenni di ripresa, qualcosa non funziona.
 
Poco dopo che gli ufficiali di Bruxelles hanno annuciato che il continente aveva passato la fase più acuta della crisi e la fiducia dei mercati era tornata, lo spettro della deflazione ha iniziato ad aleggiare sull'Europa. La Bce ha l'obiettivo di mantenere l'inflazione vicina al 2%. Ci sono diverse ragioni perché non è 0 il target, il più importante dei quali oggi è che un'inflazione della zona euro vicino allo zero vuol dire deflazione nei paesi più in difficoltà, acuendo in modo drammatico il problema del debito. Il dato dello 0,8% di ottobre dei “core” prezzi, sostiene Krugman, è molto preoccupante.
 
La Bce ha abbassato i tassi in una scelta appropriata ed inadeguata: l'economia europea ha bisogno di una spinta, ma l'azione della Bce potrà nella migliore delle ipotesi are una differenza solo relativa. Ma è comunque una mossa che va nella giusta direzione, anche se ampiamente controversa e dibattuta all'interno e fuori dalla Bce. Non è solo una battaglia di politica monetaria, ma, sottolinea il Premio Nobel per l'economia, tra nazioni. Il membro del board della Bce della Germania ed i Governatori anche di Olanda ed Austria hanno votato contro l'abbattimento dei tassi: gli economisti tedeschi hanno poi più che altro rimarcato la nazionalità di Mario Draghi, piuttosto che commentare la decisione: Hans-Werner Sinn ha ad esempio dichiarato che Draghi stava solo cercando di dare all'Italia accesso a prestiti con un basso tasso d'interesse ed il capo economista di WirtschaftsWoche ha addirittura definito il taglio “un diktat della Banca d'Italia, con base a Francoforte”.
 
Si tratta di falsità verso Draghi, senza i cui sforzi nel 2011 e 2012 secondo Krugman l'euro sarebbe imploso, ma quello che è preoccupante è che si tratta di una degenerazione tra nazionalità: Teutoni contro Latini. In questo contesto, la moneta unica, nata per tenere insieme i diversi paesi li sta irrimediabilmente dividendo. 
 
   
A parte gli stereotipi nazionali – i tedeschi che non vogliono finanziare con le loro tasse il Welfare dei pigri europei del sud ad esempio -  c'è una questione centrale che non si può non considerare: Berlino odia l'inflazione. Il problema è che la Bce potrà avere successo nel tenere il livello dei prezzi intorno al 2%, solo se la Germania, che ha tassi di crescita e di produzione molto superiori alla media, dovesse accettare un'inflazione superiore al 3%. Si tratta, del resto, dell'unico modo attraverso cui la zona euro può funzionare: all'interno di un'area valutaria  con altri paesi, qualche volta si deve avere un tasso dei prezzi superiore al target. Si tratta delle regole del gioco e la domanda è se la Germania è preparata a rispettarle. La risposta non è al momento chiara. La questione più triste, conclude Krugman, è che l'euro doveva tenere insieme gli europei, sia in modo sostanziale che simbolico. Quello che sta producendo, al contrario, è un clima di rabbia e disprezzo sia da parte di creditori e debitori. E la fine non è ancora alle porte.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri di Fabio Massimo Paernti Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

Iran-USA: un pareggio che può cambiare il mondo di Giuseppe Masala Iran-USA: un pareggio che può cambiare il mondo

Iran-USA: un pareggio che può cambiare il mondo

La morale al contrario della nuova guerra a Persia e Levante di Michelangelo Severgnini La morale al contrario della nuova guerra a Persia e Levante

La morale al contrario della nuova guerra a Persia e Levante

Quando il ricordo degli antenati fiorisce in primavera   Una finestra aperta Quando il ricordo degli antenati fiorisce in primavera

Quando il ricordo degli antenati fiorisce in primavera

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio” di Raffaella Milandri Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio di Paolo Desogus Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio

Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio

Dramma Nazionale       di Alessandro Mariani Dramma Nazionale      

Dramma Nazionale    

Quando le parole colpiscono più dei missili di Marco Bonsanto Quando le parole colpiscono più dei missili

Quando le parole colpiscono più dei missili

Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello? di Antonio Di Siena Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello?

Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello?

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi) di Giorgio Cremaschi Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti