La giostra Italia

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La giostra Italia

 



di Paolo Desogus
 

La sensazione è che il paese si stia avvitando sempre più su se stesso alla ricerca di un rimedio, di una soluzione che fronteggi una crisi figlia delle sue debolezze molto più che dell’effettivo pericolo del Coronavirus.

Da un lato ci sono le aspettative di una cittadinanza infantile e provinciale, diseducata al vivere civile, sempre pronta a lamentarsi di uno stato che nelle situazioni normali è guardato con indifferenza e ostilità, se non addirittura con volgare disprezzo.

Dall’altro l’esercito dei media che crea quelle aspettative e che alimenta paura e psicosi collettive. Per un click in più questo manipolo di manigoldi venderebbe l’anima, anzi l’ha venduta. Ma dove si sono mai visti dei siti di informazione che aggiornano ossessivamente le proprie pagine con notizie raffazzonate, parziali e spesso false? Siti dove apprendisti stregoni parlano a casaccio di morti, malati e misure di sicurezza?

Sull’altro fronte la politica, deresponsabilizzata da anni di qualunquismo e di cessione delle proprie prerogativetive nel rispetto dell’ideologia della governance: una politica il cui scopo è oramai solo quello di sopravvivere a se stessa, indipendentemente dal bene comune, priva di un disegno politico, di un pensiero, alle prese con una autoflagellazione sadicamente eseguita attraverso provvedimenti aberranti (non ultimo il taglio dei parlamentari), ma soprattutto subalterna al potere economico che da questa situazione ha tratto - e con l’antipolitica continua a trarre - benefici immensi. E poi c’è lo stato, di cui non si contano le inefficienze, ma anche i pregi e la generosità di chi ci lavora.

Nel mondo occidentale siamo uno dei paesi con meno dipendenti pubblici e con più esternalizzazioni in favore di società appaltatrici guidate da sfruttatori. Anche la sanità ha subito tagli enormi e del tutto ingiustificati in favore del privato, che ovviamente delle emergenze se ne infischia. Questa assurda giostra è il nostro paese, è l’Italia. Onestamente non so quanto ancora potremo reggere.

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