La Gran Bretagna resterà in Europa

Di fronte ad un voto referendario, il popolo inglese confermerà la scelta fatta nel 1975

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Gideon Rachman in Britain would vote to stay in Europe torna ad analizzare la concreta possibilità che la Gran Bretagna possa lasciare l'Unione Europea. Pur ammettendo la serietà della crisi attuale, il Columnist del Financial Times prevede un futuro di Londra all'interno delle istituzioni di Bruxelles. 
Diversi fattori hanno prodotto l'incertezza attuale. In primo luogo, di fronte alla crisi del debito di molti paesi dell'eurozona, i membri dell'Ue la crisi dell'eurozona ha forzato i membri dell'Ue a contemplare una serie di misure volte a definire una maggiore integrazione, che porterà entro il 2014 alla formazione anche di un'Unione bancaria. La risposta inglese nel tavole delle trattative è stata quella di  pretendere l'opzione di opting out per preservare gli interessi del paesi, irritando sempre più i partner europei. 
In secondo luogo, gli sviluppi interni della politica inglese stanno acuendo le differenze e le tensioni con Bruxelles. Il partito conservatore di Cameron al potere risente ancora della storica spaccatura dei Tories negli anni '90 sulla decisione di aderire all'Unione monetaria. Ed in un tempo di crisi dell'eurozona, l'ala degli euroscettici acquisisce sempre maggiore peso nel dettare le linee guida del governo verso Bruxelles. Inoltre, la crescita di consensi del partito di destra di Nigel Farage - United Kingdom Independence, sostenitore principale dell'uscita dall'Europa, minaccia di far breccia nell'elettorato Tory. 
Tuttavia né il governo di Londra, né i governi europei vogliono al momento perseguire la strada che porterebbe all'uscita dell'Inghilterra dall'Ue, la quale, sottolinea Rachman, potrà avverarsi per un incidente e non per un disegno. La strategia di Cameron sull'argomento è, del resto, chiara: rinegoziare i termini della partecipazione inglese e riprendersi alcuni dei poteri ora in mano a Bruxelles. Dopo di che, il premier inglese con molta probabilità indirà un referendum, chiedendo agli elettori di accettare il nuovo accordo in alternativa a lasciare l'Ue. Gli altri membri dell'Unione non renderanno facile la rinegoziazione richiesta dalla Gran Bretagna, ma, di fronte alla possibilità di un'uscita, si piegheranno ad alcune concessioni. 
Poi tutto dipenderà dal referendum: al momento le prospettive di voto sembrano indicare una maggioranza che sceglierà l'uscita dall'UE. Ma, conclude Rachaman, la campagna elettorale potrà spostare molti voti: i leader di tutti e tre i principali partiti faranno campagna per  restare all'interno dell'Europa e l'uscita verrà patrocinato dall'Ukip e da alcuni esponenti radicali all'interno dei conservatori. Di fronte a questi due schieramenti, il popolo inglese sceglierà lo status quo. Già esiste, del resto, un precedente storico comparabile: sul referendum per l'ingresso nell'UE nel 1975 dopo che il governo laburista di Harold Wilson aveva ottenuto diverse clausole speciali, tutte le figure politiche del paese – compresa Margareth Thatcher – si sono schierati per il si ed alla fine oltre due terzi dei votanti hanno optato per l'Europa. Anche oggi, di fronte ad un voto referendario l'esito resterà lo stesso.

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