La guerra generazionale

Non il debito, ma la mancanza di investimento, la principale responsabilità verso i giovani

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La guerra generazionale

L'economista americano Paul Krugman constata in Cheating Our Children un cambiamento di approccio di coloro che definisce i “brontoloni” (scold) del debito. Rispetto alle stime ed i dati economici che hanno smentito le loro previsioni dell'imminenza di una crisi finanziaria – con i tassi d'interesse che rimangono vicini allo zero, il deficit in diminuzione ed il debito stabile nelle previsioni a 10 anni - costoro hanno dovuto cambiare argomento per chiedere l'immediata diminuzione delle spese governative governative ed i tagli ai programmi di Welfare State come Social Security e Medicare. Dopo che Obama ed incredibilmente anche il loro principale punto di riferimento politico, lo speaker della Camera John Boehner, hanno escluso l'imminenza di una crisi finanziaria dettata dal debito, il nuovo leit motiv sui giornali americani è divenuta la responsabilità verso le nuove generazioni. Il deficit è così diventata una questione morale.
 Il problema, sostiene Krugman, è che anche questa tesi della “guerra generazionale” è altrettanto sbagliata dal punto di vista economico. E' vero che si sta rubando il futuro delle giovani generazioni, ma il debito non c'entra niente. Si tratta di un grande errore che si basa su un fraintendimento della relazione tra debito ed economia: al contrario di quanto si legge quasi unanimemente sui media, il debito non rende necessariamente un paese più povero, ma è semplicemente il denaro che anzi permette nuovi investimenti, sviluppo e la creazione di nuova occupazione. Diviene insostenibile e premessa di una crisi quando i nuovi prestiti richiedono tassi sempre maggiori, i nuovi fondi pubblici rimpiazzano gli investimenti privati e si riduce la capacità futura produttiva del paese.  Ma la situazione degli Stati Uniti attuali è diversa: i deficit commerciali stanno diminuendo, non aumentando, gli investimenti non solo stanno aumentando, ma, data l'immensa liquidità a disposizione dei capitalisti, vi è una grave sottoproduzione, gli investimenti  potrebbero cioè aumentare ancora di più con una domanda interna maggiore. 
E proprio qui, rimarca Krugman, che va riscontrata la grave responsabilità della società attuale verso le giovani generazioni. L'America ha bisogno di infrastrutture migliori - l'ultimo rapporto rilasciato dalla American Society of Civil Engineers è incredibile per quanto depressiva – ma nuovi il tasso di investimenti pubblici sono crollati. Avendo tagliato migliaia di insegnanti e le borse di studio per rendere accessibile l'università alle famiglie meno abbienti, il paese sta negando una formazione di qualità ai giovani. Con le migliaia di capitali umani non impiegati per l'alta disoccupazione giovanile, infine, gli Stati Uniti stanno depredando il futuro delle giovani generazioni.
Le lacrime di coccodrillo dei “brontoloni” del debito, che dimenticano il basso tasso di prestito del governo, è il peggior nemico oggi per i giovani, eliminando il supporto necessario per la creazione di nuovo lavoro attraverso investimenti pubblici. La politica fiscale è una questione morale e, conclude Krugman, “dovremo vergognarsi per quello che stiamo facendo alle nuove generazioni per le prospettive economiche: il nostro peccato è investir troppo poco, non prestare troppo”.

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