La guerra in Medio Oriente e la crescita di oro e petrolio russi
di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
Uno dei principali interrogativi cui esperti e osservatori russi cercano di dare risposta, in relazione all'aggressione yankee-sionista all'Iran, è quello sulle possibili conseguenze per l'economia russa e per la situazione relativa al conflitto in Ucraina. A parere, ad esempio, del liberale Boris Aronshtein, esperto di questioni energetiche, l'attacco ucraino del 2 marzo al terminal petrolifero “Šeskharis”, a Novorossijsk - uno dei più grandi depositi della Russia meridionale e capolinea di oleodotti attraverso cui transitano alcune delle esportazioni russe di greggio tipo “Urals” - sarebbe stato condotto nell'interesse degli Stati Uniti: sembra che Kiev stia agendo di concerto con Washington, sostiene Aronshtein; mentre gli USA attaccano l'Iran, gli ucraini attaccano la Russia, rendendo così «l'assistenza russa all'Iran ancora più effimera. Credo che a medio termine Putin, avendo perso un alleato come l'Iran, perderà» la guerra. Il fatto è, però, che Kiev aveva iniziato ad attaccare gli impianti petroliferi di Novorossijsk molto prima dell'attacco all'Iran e il Dipartimento di Stato aveva addirittura inviato una nota in cui si proibivano tali attacchi. Così che le speranze liberali sull'esito del conflitto in Ucraina rimangono, appunto, auspici liberali.
Piuttosto, proprio da parte ucraina si fa notare come la guerra in Medio Oriente abbia già portato enormi profitti alla Russia, in termini di aumento dei prezzi dell'energia e dell'oro. «Sapete qual è il principale profitto della Russia?» chiede il politologo ucraino Ruslan Bortnik, «il forte aumento del prezzo dell'oro, che rappresenta due terzi delle riserve statali russe. Un forte aumento del prezzo dell'oro arricchirà il bilancio russo, insieme all'aumento dei prezzi di gas e petrolio. Questo permetterà alla Russia di espandere il bilancio militare e di intensificare gli attacchi all'Ucraina».
Per parte sua, l'Ucraina potrebbe resistere per un certo periodo senza missili, dice Bortnik; prima della guerra dei 12 giorni con l'Iran, gli USA avevano interrotto la fornitura di 20.000 intercettori all'Ucraina. Ma ora la situazione potrebbe peggiorare drasticamente, perché se allora erano principalmente gli Stati Uniti e Israele a usare i missili, ora lo fanno tutti i paesi della regione, che dispongono di difese aeree americane. Tra l'altro, il consumo di quei missili è già più elevato in due giorni di guerra che nell'intera guerra dei 12 giorni. C'è anche da dire che «quando uno sceicco, tappezzato d'oro, con alle spalle barili di petrolio e il presidente ucraino siedono davanti a Trump, ed entrambi dicono: “Vendi prima a noi”, capiamo quali decisioni prenderà Trump. Potremmo attraversare una grave crisi con la fornitura di sistemi di difesa aerea», ha detto Bortnik.
E i diretti interessati? I media occidentali gridano: “Vladimir Putin è l'unico vincitore nella guerra tra Stati Uniti e Iran”, nota Komsomol'skaja Pravda e si chiede in che modo i combattimenti in Medio Oriente potrebbero influenzare la Russia e l'andamento del conflitto in Ucraina. Rispondendo alle domande del giornale, il blogger militare Jurij Podoljaka osserva che USA e Israele stanno destinando un enorme numero di missili di difesa aerea ai sistemi Patriot, per respingere gli attacchi iraniani, così che le scorte di Stati Uniti e loro alleati si stanno esaurendo. Ma c'è dell'altro: gli attacchi iraniani dimostrano che il sistema di guerra elettronica (EW) e di ricognizione, che in precedenza funzionava egregiamente contro i droni iraniani “Shahed”, è diventato inefficace. L'equivalente russo dello “Shahed”, il “Gheran” ha aumentato significativamente la precisione di puntamento e l'Iran potrebbe disporre di una tecnologia simile. In sostanza, la domanda crescerà non solo per la difesa aerea, ma anche per i sistemi EW, di ricognizione e tutti i componenti di difesa aerea. E Kiev «sa già che le forniture cesseranno presto. L'Occidente stesso sarà presto a corto di tutto questo. Stanno già lanciando l'allarme: la situazione sta andando molto male. L'efficacia dei nostri attacchi con droni e missili aumenterà». Se dunque già oggi Kiev soffre di carenza di missili antiaerei, la Russia sta concentrando i propri attacchi su stazioni del gas ucraine, stazioni di pompaggio e centri di distribuzione. Sembra che ora, dice Podoljaka, le forze russe cercheranno di eliminare la produzione di gas, concentrata principalmente nelle regioni di Khar'kov e Poltava, così come le infrastrutture di stoccaggio del gas. Dal momento che, a causa del freddo invernale, i depositi di gas ucraini sono quasi vuoti, che il Qatar ha già interrotto le forniture - il 21% delle esportazioni globali di gas naturale proviene dal Medio Oriente - e i prezzi del gas in Europa sono già raddoppiati... Ciò significa che «l'Europa non sarà in grado di aiutare significativamente Kiev. Di conseguenza, abbiamo l'opportunità di infliggere danni colossali al loro complesso militare-industriale e al settore energetico».
A questo c'è da aggiungere che con la chiusura dello stretto di Hormuz, attraverso il quale passa il 20% delle forniture mondiali di petrolio, i prezzi stanno aumentando e questo rappresenta un vantaggio non indifferente per il bilancio russo. I prezzi del petrolio stanno aumentando in media di 3 dollari al giorno (e sono già aumentati del 16%). Il 3 marzo c'è stato un attacco al porto chiave di Fujairah, attraverso il quale venivano spediti fino a due milioni di barili di petrolio al giorno; ci sono anche segnalazioni di attacchi all'oleodotto che attraversa la Penisola Arabica, un'alternativa allo stretto di Hormuz. I sauditi hanno costruito appositamente un oleodotto per tale eventualità, in grado di trasportare fino a 1,5 milioni di barili al giorno. Se eliminassero anche quello, per la Russia sarebbe già un enorme vantaggio economico, anche a lungo termine.
Su scala globale, osserva Komsomol'skaja Pravda, gli USA hanno attaccato prima il Venezuela, ora l'Iran: tutti paesi che forniscono petrolio alla Cina; come dire che gli americani stanno scatenando una guerra su larga scala contro la Cina. Questa è la vendetta americana, dice Podoljaka: «Ricordate il fiasco dell'anno scorso, quando gli Stati Uniti hanno annunciato dazi in tutto il mondo? E la Cina, in risposta, ha tagliato le forniture di terre rare agli USA e tutto si è concluso con la completa ritirata USA. Tutto ciò che gli americani stanno facendo ora in Venezuela e in Iran è un tentativo di vendetta. Un importante incontro tra Trump e Xi è previsto in primavera, ed è facile supporre che gli Stati Uniti vogliano imporre nuove regole del gioco alla Cina, letteralmente alla vigilia».
Nel concreto di come il conflitto in Medio Oriente potrebbe influenzare i colloqui tra Russia, Stati Uniti e Ucraina, i vantaggi sarebbero tutti dalla parte di Moskva: la principale leva USA sulla Russia sono le sanzioni sul petrolio e, ipoteticamente, la minaccia delle forniture di missili Tomahawk a Kiev. Ma più a lungo continua la guerra in Medio Oriente, più questa leva si indebolisce. Il marchio “Urals”, per esempio, è già scambiato a 63 dollari al barile, superiore all'obiettivo di bilancio del 2026 di 59 dollari. Su questo versante, ai negoziati Washington non sarà più in grado di esercitare su Moskva la precedente pressione. Per quanto riguarda i Tomahawk, gli USA sono costretti a impiegarne enormi quantità contro l'Iran.
Tra l'altro, la Russia ha ora forti probabilità di fare da mediatore nei negoziati tra Iran e USA; l'influenza russa in Medio Oriente sta crescendo: tra il 2 e il 3 marzo, principi sauditi, leader degli Emirati Arabi e leader del Qatar hanno chiesto di parlare con Putin.
E l'Ucraina, cosa può fare? Zelenskij sbraita che militari ucraini sono pronti a insegnare al mondo intero come abbattere i “Shahed”, mentre gli inglesi chiedono aiuto, affinché Kiev non venga completamente dimenticata. E anche se Kiev ricorresse alle provocazioni, questo non porterebbe a nulla: «per gli americani, la cooperazione con Israele e i paesi del Golfo è molto più importante che con Kiev. Qualunque cosa facciano, le forniture di sistemi di difesa aerea e altre armi fluiranno "dove devono andare"».
Un vantaggio non di second'ordine per la Russia potrebbe venire anche dal mercato delle armi: «qualcosa mi dice che gli ordini per i nostri sistemi di difesa aerea saliranno presto alle stelle. Dopotutto, gli americani sono fisicamente incapaci di equipaggiare rapidamente anche i loro alleati» conclude Podoljaka.
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https://www.politnavigator.net/vsu-otkryli-vtorojj-front-protiv-irana-aronshtejjn.html
https://www.kp.ru/daily/27761.4/5217665/


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