La manipolazione mediatica del referendum greco

In Grecia va in scena la strategia della tensione economica, combinata con una massiccia dose di menzogne giornalistiche e di disinformazione mirata

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La manipolazione mediatica del referendum greco

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di Federico Pieraccini *

La strategia del referendum intrapreso dall’esecutivo greco si basa su un ragionamento legittimo e del tutto logico. Il tentativo di utilizzare un eventuale esito favorevole nel voto di Domenica per aumentare il potere contrattuale con l’UE e il FMI. Nessuno nega che sia una mossa rischiosa, ma pare anche essere l’unica strada realisticamente percorribile. La questione ellenica si riduce quindi ad una domanda che l’esecutivo pone al popolo greco: volete che Atene continui a pagare i debiti con i metodi imposta da anni, causando austerità ed un impoverimento collettivo ? Sulla carta non dovrebbero esserci dubbi, l’autolesionismo non piace a nessuno, normale quindi ritenere improbabile una vittoria del Si.
 
Eppure, nonostante ciò, il problema fondamentale non pare essere stato risolto e potrebbe costare caro a Tsipras in termini di risultati. Il rischio è concreto e va ricercato nell’equivoco astutamente insinuato nel popolo greco da parte della manipolazione mediatica. Votare ‘No’ non significa uscire dall’Unione Europea e abbandonare l’Euro, questo è ciò che più di ogni altra cosa sta ripetendo Tsipras al popolo greco. L’insistenza su questo punto cruciale è ben ponderata dato che da anni, tutti i risultati a livello di indagine statistica affermano che la maggioranza dei Greci vuole restare all’interno dell’Unione Europea.
 
L’arma che Fondo Monetario Internazionale, Unione Europea e governi vari stanno adoperando si chiama strategia della tensione economica, combinata con una massiccia dose di menzogne giornalistiche e di disinformazione mirata. La chiusura delle banche non ha di certo aiutato, anzi ha aggiunto quel senso di panico che spesso risulta determinante nell’orientare le masse in una consultazione elettorale. Cruciale sarà combattere queste falsità e coloro vorrebbe volutamente trasformare la questione referendaria in un aut-aut sulla permanenza di Atene nell’eurogruppo. Dietro le quinte si sta giocando una partita ben più importate del debito greco, si tratta di rimuovere Tsipras, liberarsi di Syriza e tornare ad un governo di unità nazionale molto più in armonia con i diktat euro-atlantici.
 
Washington mira ad ottenere una serie di vantaggi (soprattutto nella guerra dei gasdotti con la Russia) che difficilmente potrebbe conseguire con un esecutivo greco sempre più orientato verso un modello multipolare Sino-Russo. Siamo quindi di fronte al consueto copione in cui il rovesciamento di un governo democraticamente eletto pare essere, in una visione unipolare, funzionale ad un tornaconto geopolitico Americano.
 
Auguriamoci che per Domenica questo passaggio sia ben impresso nella mente del popolo greco, che il terrorismo mediatico non prevalga e che finalmente si opti per una scelta che assecondi gli interessi nazionali ellenici. Ne avremmo tutti da guadagnarci, greci e non. 

* Articolo già pubblicato su OpinionePubblica.com

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