La maschera dei diritti umani e il fenomeno dell'immigrazione

L'abbandono della strategia di Barcellona e la volontà tedesca di conquistare i mercati dell'Europa orientale gli aspetti sempre tralasciati

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La maschera dei diritti umani e il fenomeno dell'immigrazione

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di Carlo Amirante*
 
Di fronte alla tragedia di migliaia di immigrati morti in mare ancora una volta la stampa italiana si impegna a rimuovere gli effetti, anziché rifletere sulle cause profonde di un esodo la cui responsabilità è riferibile alle politiche economiche globali e comunitarie, oltre agli improvvidi e controproducenti interventi armati che in modo contradditorio hanno messo in crisi regimi politici stabili.
 
Le prime pagine dei giornali fin dai titoli, basta citare “Azione militare antiscafisti” di La Repubblica del giovedì 14 maggio ma ce ne sarebbero a decine simili – si concentrano sull'esigneza prioritaria dei blitz nei porti da cui partono le carrette del mare carichi di disperati e su una opzione militare in Libia che i governi considerano tra le soluzioni più efficaci. 
Ancora una volta quindi il dibattito politico e la vulgata dei media e talora anche qualche studioso ignorano o sottovalutano contraddizioni evidenti che impediscono di cogliere le ragioni profonde dei rischiosi e drammatici approdi nelle acque territoriali italiani delle barche che portano il loro carico di disperati.
 
In effetti, anche se non pochi sopravvissuti alle insidie del mare preferiscono usare il nostro territorio come un ponte per altre destinazioni comunitarie, il contributo che i lavoratori immigrati, poco conta se regolari o meno, danno all'economia del nostro paese è ben maggiore del disagio, vero o presunto, che provocherebbero alla popolazione nazionale. 
Chi pensa che l'esistenza nel territorio nazionale di un numero rilevante di immigrati non in regola con il permesso di soggiorno sia solo il frutto della tradizionale inefficienza degli apparati burocratici e delle forze dell'ordine sembra ignorare l'evidente contraddizione di un interesse economico alla base della questione.

L'origine più antica, direi decisiva, dell'esodo in massa dall'altra sponda del Mediterraneo va individuato senza dubbio nel fallimento dei cosiddetti Accordi di Barcellona su una politica euro-mediterranea che garantisse piena parità ai rappresentanti dei paesi delle due sponde del Mare Nostrum, creando istituzioni rappresentative pienamente paritarie in grado di rilanciare economia, sviluppo e lavoro sulla sponda non europea, garantendo una sicurezza dalle radici democratiche e profonde. 

Al contrario, l'abbandono della strategia di Barcellona, invisa alla Germania e ai suoi alleati dell'Europa del Nord maggiormente interessati alla conquista di mercati nell'Europa orientale, ha inevitabilmente concentrato l'azione comunitaria su strategie di tipo securitario, il cui esito catastrofico è davanti gli occhi di tutto. 
 
Malgrado il grande impegno della gente di mare che soprattuto nelle acque siciliane e calabresi hanno fatto di tutto per salvare e assitere i naufraghi - chi potrebbe negare alla città di Lampedusa il riconoscimento di città europea della cultura, quella vera, dei diritti e doveri civili e sociali, quelli veri? - le stragi continuano ad aggravare il pesantissimo bilancio dei morti e il fenomeno, moralmente non accettabile per ogni comunità che si definisce “civile, dei bimbi mai nati. Per un approfondimento sugli aspetti sia economici che istituzionali di questo gravissimo problema che dovrebbe pesare sulla coscienza dei cittadini europei e soprattuto dei loro governi si potrebbero trovare qualche spunto nel recente volume dal titolo Alien, Editoriale scientifica, Napoli, 2015 (autori Carlo Amirante, Michelangelo Pascali). 
 
*Carlo Amirante. Già Professore ordinario di diritto costituzionale e Dottrina dello Stato alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università Federico II di Napoli. Autore di “Dalla forma stato alla forma mercato” e “Weimar e la crisi europea (Economia Costituzione Politica)” e di Alien, Editoriale La Scientifica, Napoli, 2015.

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