La menzogna del fiscal cliff

Un appello a fare di più per i milioni di disoccupati americani. Il governo ha i mezzi

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La menzogna del fiscal cliff

Paul Krugman in The forgotten millions è categorico: l'America non sta per affrontare una crisi finanziaria, ma è sommersa da una grave crisi del lavoro che non considera a dovere. L'enorme bombardamento mediatico sul “fiscal cliff” confonde l'opinione pubblica: un sondaggio recente dimostra come la maggioranza degli americani ritenga che il deficit aumenterà se democratici e repubblicani non riusciranno a trovare un accordo. In realtà, è esattamente il contrario: il pericolo è che il deficit cadrà troppo e troppo velocemente. E si potrebbe arrivare a tagliare la spesa ed aumentare le tasse non perché i mercati lo richiedono, ma per un ricatto dei repubblicani.
Krugman sottolinea poi come il governo americano possa attualmente prendere a prestito ad un livello incredibilmente basso — i tassi d'interesse sui bond governativi sono attualmente negativi e sono gli investitori che stanno pagando "affinché il nostro governo usi il loro denaro". Ed i mercati non possono ribellarsi a questo, dato che il governo ha il potere di stampare nuovo denaro. La cosa peggiore che potrebbe capitare sarebbe una caduta del dollaro, eventualità che però aiuterebbe l'economia. 
Ma c'è un'intera industria costruita intorno alla promozione del panico da deficit, sottolinea il noto economista americano, e l'opinione pubblica rimane confusa e non dà il giusto peso al vero dramma in atto: la disoccupazione di massa. Ci sono stati progressi rispetto all'anno precedente, ma le prospettive di lunga durata restano le peggiori dai tempi della Grande Depressione: ad ottobre, 4.9 milioni di americani erano disoccupati per un periodo superiore ai sei mesi e 3,6 milioni per un periodo superiore all'anno. Le cifre non danno il senso delle milioni di tragedie umane:  vite e famiglie che si stanno sgretolando, con l'impossibilità di trovare lavoro, risparmi erosi, case perse e sogni infranti. E più questa situazione si protrae, più la tragedia si aggrava. E la situazione ha un gravo costo economico con tutta la società che soffre dell'inoccupazione di tutti questi potenziali e talenti. 
Il panico sul fiscal cliff è stato illuminante, mostrando come anche i più integralisti sul pareggio di bilancio sono vicini alle posizioni di Keynes e credono che i tagli alla spesa ed aumenti delle tasse previsti distruggerebbero ulteriori posti di lavoro. Dato che al momento è impossibile ipotizzare le riduzioni delle tasse, continua Krugman, l'economia americana non ha alternative a nuovi stimoli fiscali per accrescere l'occupazione. A suo credito, il presidente Obama ha in effetti incluso un modesto aumento di stimolo nella sua azione programmatica, dimostrando di non voler trascurare il problema della disoccupazione. Sfortunatamente nessuno praticamente si aspetta che questi piani di stimolo possono essere inclusi in un qualunque accordo con i repubblicani.
La cosa inaccettabile, prosegue Krugman nella sua analisi, è che che potremo permetterci di aiutare la ripresa del lavoro - dati i costi estremamente bassi per prendere in prestito il denaro – che avrebbe del resto enormi benefici fiscali nel lungo periodo.
Le persone importanti a Washington non sono preoccupati di poter perdere il loro lavoro e probabilmente neanche conoscono un disoccupato. La piaga della disoccupazione, è l'amara conclusione dell'economista americano, semplicemente non è nei loro pensieri e chiaramente i disoccupati non hanno lobbies o contribuiscono alle campagne elettorale. E la crisi del lavoro per questo aumenta sempre più, anche se abbiamo le conoscenze ed i mezzi per risolverla. E' una tragedia nazionale ed è anche un oltraggio. 

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