La mercificazione della cittadinanza europea
Mentre l'immigrazione clandestina è al centro dei dibattiti per le elezioni europee, questo fenomeno viene completamente ignorato
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Condizionare l’ottenimento di un permesso di soggiorno allo spessore del portafoglio e all'importanza del patrimonio è un’idea di gran moda in Europa. Da Riga ad Amsterdam, passando per Lisbona e La Valletta, le capitali europee monetizzano il permesso di soggiornare sul loro territorio: da 75mila a 2 milioni di euro per vivere tranquillamente in Europa o acquisire una cittadinanza tanto ambita.
Mentre l'immigrazione clandestina è al centro dei dibattiti per le elezioni europee, scrive la rivista francese 'Basta!' la mercificazione dei permessi di soggiorno viene completamente ignorata dai candidati.
Mentre l'Unione europea sta chiudendo le sue porte a migliaia di migranti che arrivano sulla costa della Sicilia, alcuni candidati hanno rilanciato questa proposta: Non c'è bisogno di padroneggiare la lingua del paese ospitante, di dimostrare un particolare interesse per la sua storia e la sua cultura ... è sufficiente un portafoglio gonfio ed essere pronti a finanziare per alcune decine di migliaia di euro un'impresa o uno Stato.
La Lettonia è stato uno dei primi paesi a vedere la sua adesione all'Unione Europea una fonte di potenziali profitti. Dal 2010, questo piccolo paese sul Mar Baltico è diventato una delle porte d’accesso principali all’Eldorado europeo. A Riga, la capitale, lontano dalle spiagge di Lampedusa e dai migranti annegati, i candidati al permesso di soggiorno si presentano all’ufficio immigrazione lettone con il loro agente immobiliare e il loro interprete. Russi e cinesi sono la maggioranza. Condicio sine qua non per un permesso di soggiorno: possedere una proprietà sul suolo lettone - un valore minimo di 150 000 euro nella capitale, la metà nella provincia. In numero minore hanno scelto una delle altre opzioni: investire in una società nazionale o depositare 300 000 euro in una banca lettone.
Per il governo, questa manna dovrebbe contribuire a rilanciare l'economia nazionale, ma anche sostenere la popolazione. Tra il 2010 e il 2011, al debutto del dispositivo, il numero dei permessi di soggiorno è raddoppiato. Il primo anno sono stati rilasciati 1700 permessi di soggiorno che rispondevano a questi criteri di investimento economico . Ma le persone non si trattengono a lungo in Lettonia. Nessun obbligo di residenza nel territorio nazionale viene imposto ai richiedenti. In quanto residenti in un paese dell'Unione europea e dell'area Schengen, essi sono liberi di muoversi in Europa. In base a determinati criteri, si può anche ottenere un diritto di soggiorno in un altro Stato membro. Basta dimostrare di avere le risorse e un’assicurazione medica, dice Cecilia Malmström, Commissaria UE per gli Affari interni.
La Lettonia è ben lungi dall'essere l'unico paese europeo ad offrire questi nuovi visti.
Quanti Paesi all’interno dell’Unione praticano questa mercificazione? Due? Cinque? Una quindicina!Ungheria, Portogallo, Malta, Paesi Bassi ... Da nord a sud, dai Paesi più colpiti dalla crisi ai Paesi risparmiati. La maggior parte ha avviato questa pratica tra il 2010 e il 2014, alcuni Paesi l’hanno visto come un modo per attirare nuovi capitali, altri per rivitalizzare il mercato immobiliare colpito duramente dalla crisi, come in Spagna. Le condizioni iniziali variano di poco da un paese all'altro: investimenti finanziari nel settore, contributo nel ripagare il debito pubblico, acquisizione di beni immobili ... E’ sufficiente essere ricchi.
Nei Paesi Bassi, dove esiste il sistema da ottobre 2013, la soglia è tra le più alte: 1.250.000 € investiti nell'economia locale per il visto permanente. Quasi allo stesso livello della Spagna, che richiede due milioni di acquisizione del debito pubblico dal settembre 2013. Per i meno abbienti, la penisola iberica concede anche il permesso per un investimento immobiliare di 500 000 euro. Da parte sua Cipro dal 2012 offre i permessi di soggiorno per l'acquisto di un immobile per 300.000 euro, ma richiede che i candidati abbiano una fedina penale, per premunirsi contro spiacevoli sorprese.


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