La miccia Kadyrov che rischia di far riesplodere la Cecenia
Con il suo atteggiamento rischia di provocare non pochi grattacapi all’uomo che sostanzialmente lo ha messo lì dov’è, Vladimir Putin
di Eugenio Cipolla
Razman Kadyrov, presidente della Cecenia, è così: spregiudicato, esibizionista e anche un po’ guascone. E con il suo atteggiamento rischia di provocare non pochi grattacapi all’uomo che sostanzialmente lo ha messo lì dov’è, Vladimir Putin. L’altro giorno, in un intervento sul quotidiano filogovernativo Izvestia, ha acceso una miccia che potrebbe far (ri)esplodere, ad anni di distanza, la bomba cecena. «Nel paesino ceceno di Braguny c'è un buon ospedale psichiatrico. Le reazioni furiose dell'opposizione che non fa parte del sistema e dei suoi sostenitori potrebbe essere considerata come psicosi di massa. Posso aiutarli su questo problema psichico e prometto che non faremo economia di iniezioni».
Il riferimento a Braguny non è affatto casuale. E’ lì, infatti, che a metà degli anni settanta il regime sovietico inviava gli oppositori politici. Ma parallelismi storici a parte, l’attacco di Kadyrov si è concentrato su quegli oppositori che «devono essere considerati come nemici del popolo, traditori. Devono essere processati per tutte le loro attività sovversive».
Ieri Magomed Daudov, presidente del parlamento ceceno, ha messo il carico da novanta e, armato di Instagram e numerosi doppi sensi, ha minacciato diversi esponenti dell’opposizione russa. Sul social, il politico ceceno ha postato la foto di Tarzan, il cane di Kadyrov, un enorme e spaventoso pastore del Caucaso. «Tarzan odia i cani di razze straniere specialmente quelle americane. Gli prudono i denti ed è difficile tenerlo a bada. E’ moderatamente paziente ma di recente è molto inquieto», ha scritto. Poi giù con una lista di oppositori accusati di voler provocare una sanguinosa guerra civile nel paese e di essere tutti al soldo dell’ex patron della Yukos, Mikhail Khodorskovsky e del blogger Aleksei Navalny. Nella lista ci sono i nomi dell’attivista Ilya Yashin, collaboratore dell'ex vice premier ucciso Borsi Nemtsov, del direttore di Eco di Mosca, Aleksei Venediktov, dell’attivista per i diritti umani Lev Ponomaryov e dell’ex capo del Comitato contro la tortura Igor Kalyapin.
L'iniziativa del politico ha scatenato risposte, critiche e commenti sarcastici da parte dell'opposizione che stanno mettendo in difficoltà il Cremlino. Una delle prime reazioni è stata proprio quella di Khodorkovsky, il quale ha accusato subito Putin di fomentare i sentimenti dei russi contro di lui, invitandolo a tenere «i suoi animali domestici pericolosi in gabbia». Non a caso stamattina Dmitri Peskov, portavoce di Putin, ha subito minimizzato le parole di Kadyrov, prendendo le distanze. «Bisogna leggere con calma quello che ha detto Kadyrov ed evitare una escalation di tensione dopo le sue parole», ha affermato, ribadendo che Putin comunica attivamente sia con l’opposizione parlamentare che con quella extraparlamentare.
L’obiettivo del Cremlino, in questa fase, è quella di evitare una riesplosione del conflitto ceceno, che potrebbe riaccendersi sotto la spinta nemmeno troppo occulta dell’Isis. Nei corridoi dei palazzi del potere russo si dice che in alto non hanno affatto gradito le esternazioni di Kadyrov, perché hanno dato adito alla stessa opposizione accusata da Kadyrov di lanciare le solite accuse di tirannia nei confronti di Putin. Il partito Iabloko, ad esempio, ha preso la palla al balzo e ha annunciato di aver organizzato una manifestazione a Mosca per il prossimo 26 gennaio, dove chiederà a gran voce il siluramento di Kadyrov.

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