La nota positiva della primavera araba
Yemen: il modello di riferimento per tutti i paesi che vogliono esperimentare una transizione democratica
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Se vuoi conoscere quanto le cose possano andare male in Siria, studia la situazione dell'Iraq. Se vuoi sapere quanto potrebbero migliorare, studia quella dello Yemen. Con questa premessa, Thomas Friedman in The Yemeni way sottolinea come l'unico processo politico post-rivoluzionario positivo in un paese che ha esperimentato la primavera araba è proprio il paese che presenta le condizioni di partenza peggiori. E questo perché lo Yemen sta facendo quello che altri paesi della regione non hanno iniziato, vale a dire un dialogo nazionale. Tutte le fazioni politiche, i nuovi partiti, i giovani, le tribù, gli islamisti hanno espresso 568 delegati che dal 18 marzo sono riuniti per discutere delle future relazioni tra il nord ed il sud del paese, il futuro ruolo dell'esercito ed i diritti e le libertà da garantire. Decisioni che saranno poi incorporate nella nuova costituzione prevista per il febbraio 2014. Al termine dei sei mesi di lavoro, inoltre, il governo indirà le elezioni presidenziali.
Si tratta di un processo che l'Egitto ha completamente tralasciato di affrontare prima delle elezioni che hanno visto il trionfo di Morsi e di Fratellanza Musulmana e rappresenta il modello che il presidente Obama dovrebbe utilizzare per gli altri paesi della rivoluzione araba. I margini di successo non sono scontati per gli effetti di 50 anni di sovra sfruttamento delle acque e del territorio dello Yemen, che potrebbe rendere impossibile qualunque accordo politico.
Del resto, il dialogo ufficiale ne ha stimolato un altro non ufficiale: nel paese, infatti, è pieno di account Facebook e Twitter dove è esploso il dibattito sulla politica, i diritti delle donne ed il futuro dell'esercito. Dopo decenni di silenzio assoluto, ognuno vuole esprimere la propria opinione e le donne rappresentano un terzo dei delegati del dialogo nazionale.
Questo processo è stato possibile secondo Friedman per il modo graduale con cui il risveglio dello Yemen è avvenuto. Iniziato nel 2011 con le proteste giovanili sfociate in una breve guerra civile che ha portato alla consegna del potere da parte di Ali Abdullah Saleh, che ha negoziato l'esilio per la sua immunità, il processo è stato rafforzato dalla decisione del neo presidente Abdu Rabbu Mansour Hadi di professionalizzare l'esercito, iniziando con l'eliminare tutti i familiari di Saleh dalle agenzie di intelligence e l'elite della Guardia Repubblicana.
Il partito di Saleh ed il principale gruppo d'opposizione, Islah, la Fratellanza musulmana dello Yemen, hanno poi conservato la loro influenza. Non vi è stata alcuna “de-Baathification” o “de-Mubarakization”, come le definisci Friedman. In altre parole, nessun vinto o vincitore, nessun partito completamente distrutto ed ognuno ha avuto la possibilità di partecipare alla transizione democratica. Il tutto
Le donne yemenite restano, tuttavia, preoccupate per il modo con cui Fratellanza musulmana sta governando in Egitto e temono che possa essere preso a riferimento per il futuro governo del paese. La buona notizia, conclude Friedman, è che nello Yemen, al contrario dell'Egitto, molti vogliano dare alla politica una chance di successo.

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