La nuova moda dei Consigli di Sicurezza Nazionale

Anche la Cina avrà un suo Consiglio di Sicurezza Nazionale

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La nuova moda dei Consigli di Sicurezza Nazionale

 
La maggior parte dell’ interesse per l'esito del plenum del Partito comunista a Pechino si è concentrato sulle decisioni economiche ma, come fa notare Gideon Rachman in "The new fashion for National Security Councils", il governo cinese ha anche annunciato che prevede di istituire un Consiglio di sicurezza nazionale, Cns.
 
I cinesi non sono i soli a muoversi in questa direzione. Anche  il Giappone sta per creare un nuovo Consiglio di sicurezza nazionale che dovrebbe essere operativo entro la fine dell'anno. Alcuni, suggerisce il Columnist del Financial Times, potrebbero trovare un po’ inquietante che in un momento in cui le tensioni sino-giapponesi sono ad un livello così alto, entrambi i paesi stiano ristrutturando le rispettive strutture di sicurezza nazionale. Tuttavia, prosegue Rachman, non è da escludere che cinesi e giapponesi stiano semplicemente seguendo la moda della politica estera occidentale. I Consigli di sicurezza nazionale vanno di moda. La Gran Bretagna ha istituito un Csn nel 2010, permettendo al primo ministro di presiedere le riunioni di tutti i principali ministri e funzionari che si occupano di questioni di sicurezza: Affari esteri, Difesa, Intelligence e così via.
 
Quindi, si chiesde il Columnist, cosa c’è dietro questa proliferazione di Consigli di Sicurezza nazionale? Nel caso della Gran Bretagna, Rachman ha sempre sospettato che ci fosse un po’ di invidia nei confronti della Casa Bianca.  
 
Meno banalmente, vi è l’esigenza di riunire tutti gli attori chiave sulla questione della sicurezza nazionale, piuttosto che lasciarli lavorare separatamente. E, data l'importanza del Csn americano per gli affari internazionali, l’esistenza di una struttura parallela nel Regno Unito e altrove, che può mettersi in contatto con Susan Rice e il suo team, può avere la sua utilità. C'è poi la tendenza per i capi di governo a volere un proprio team di politica estera, piuttosto che lasciare tutto nelle mani dei ministeri degli Affari esteri.
 
Ma la creazione di un Consiglio di sicurezza nazionale è una cosa, renderlo funzionante è un'altra. Se il Csn deve funzionare,  il consigliere per la sicurezza nazionale deve avere il potere di coordinare il contributo di tutti i diversi consiglieri - militare, intelligence, diplomatico - e quindi di presentare al presidente o al primo ministro una raccomandazione o, almeno, un insieme coerente di opzioni politiche. Ciò implica un accentramento del potere che i ministeri più potenti non amano. Infatti, spiega Rachman,  alcuni funzionari britannici che hanno parlato informalmente ai giapponesi su ciò che la creazione di un Csn comporta in realtà, hanno trovato i loro interlocutori piuttosto sorpresi dalla misura in cui il consigliere per la sicurezza nazionale avrebbe dovuto esercitare autorità sugli altri attori del sistema.
 
Tale questione è tanto più acuta - e importante - quando si parla di Cina. Molti osservatori di questioni cinesi ritengono che l'autorità suprema in materia di sicurezza nazionale sia destinata a rimanere appannaggio della Commissione militare centrale del Partito comunista, che è presieduta dal presidente Xi Jinping. Poi c'è un'altra teoria - popolare tra gli analisti catastrofisti a Tokyo - che l'Esercito cinese sia sempre più un mondo a sè. Se questa analisi dovesse essere corretta, le prospettive di pace in Asia possono in parte dipendere da se il nuovo Csn cinese sarà in grado di esercitare il controllo civile sulle Forze armate.
 
E' anche chiaro, sottolinea Rachman, che questo sarà un Csn con caratteristiche cinesi. La dichiarazione che annuncia la sua formazione ha chiarito che le responsabilità del nuovo organo riguarderanno anche la sicurezza interna - che dovrebbe includere questioni come il terrorismo, la cyber-sicurezza, il Tibet e lo Xinjiang.  

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