La paranoia dell'1%: le critiche contro di loro equiparate al nazismo

Obama dovrebbe guadagnare l'odio di questi ricchi senza merito come fece F.D.R

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La paranoia dell'1%: le critiche contro di loro equiparate al nazismo

Nel suo ultimo articolo sul NYT, Paul Krugman sottolinea come i costi della disuguaglianza sociale sono ovvi: salari stagnanti nonostante la crescita della produttività e crescita del debito che rende il paese più vulnerabile a future crisi finanziarie, in particolare. E questo senza considerare i costi sociali ed umani significativi: l'alta disuguaglianza comporta, infatti, un peggioramento della salute ed un maggior tasso di mortalità.
 
Ma c'è di più, prosegue il premio Nobel per l'economia, la disuguaglianza sociale crea una classe di persone che sono sempre più distaccate dalla realtà e le conferisce un potere sempre maggiore. Un esempio è quello del miliardario Tom Perkins, fondatore di Kleiner Perkins Caufield & Byers. In una lettera a The Wall Street Journal, Perkins è arrivato a paragonare le critiche contro l'“one percent” agli attacchi agli ebrei dei nazisti, sottolineando come questo crei il “rischio di una nuova notte dei cristalli”. Il perchè questo giornale possa pubblicare tali affermazioni è una questione da sollevare, ma Perkins non è insolito a queste uscite ed, in passato, aveva già comparato i fautori della tassazione progressiva ad i nazisti. Nel 2010, del resto,  Stephen Schwarzman, presidente di Blackstone Group, aveva dichiarato che le proposte di eliminare gli sgravi fiscali per i top manager degli hedge funds era equiparabile ad “Hitler che invadeva la Polonia”. E, prosegue Krugman, ci sono tanti altri plutocrati che, pur tenendo Hitler fuori dai loro discorsi,  concludono le loro visioni economiche con la stessa paranoia e megalomania.
 
Tutte le accuse di Wall Street contro Obama, prosegue Krugman, hanno in comune la retorica della demonizzazione e la persecuzione da parte dei ricchi. Che i super ricchi di Wall Street stanno peggio di come sarebbero stati con Romney è un fatto: tra i tagli delle tasse di Bush e l'aumento di Obama per finanziare la riforma della sanità il livello di imposizione è tornato all'era pre-Reagan. E l'1% ha perso alcune battaglie politiche, ma è semplicemente il normale svolgersi della democrazia che alcuni gruppi possano cedere ad una disputa politica. La questione è cosa accadrà dopo: le persone normali, sottolinea Krugman, non evocano persecuzioni e non comparano le loro critiche ad i nazisti. Ma i ricchi hanno qualcosa in più i soldi ed il potere. Sono abituati ad essere trattati con deferenza, non solo dalle persone che assumono, ma anche dai politici che vogliono da loro contributi per le elezioni. Questi Masters of the Universe come li definisce Krugman sono insicuri dalla portata del loro successo: non si parla di capitani d'industria, uomini che producono cose. Ma di affaristi, uomini che spostano denaro. Possono vantarsi di creare lavoro, di essere le persone che fanno funzionare l'economia, ma stanno creando valore aggiunto? Forse un dubbio del genere si stia inserendo anche in loro stesso in modo che le loro critiche divengano ancora più furiose.   
 
Non si può leggere le frasi di Perkins e Schwarzman, conclude il premio Nobel, senza pensare al famoso discorso del Madison Square Garden del 1936 di Franklin Delano Roosevelt nel quale ha parlato dell'odio che il “denaro organizzato” provava verso di lui: “mi fa piacere del loro odio”.  Sfortunatamente il Presidente Obama non ha fatto nulla di quello che ha portato F.D.R. a guadagnare l'odio di questi ricchi senza merito, ma ha fatto più di quello che i progressisti non gli riconoscono.

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