La politica monetaria della Bce: un bluff

Le parole di Draghi di giovedì vaghe e più pessimistiche del previsto

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La politica monetaria della Bce: un bluff

Mario Draghi ha dichiarato giovedì che la Banca centrale europea si impegnerà a tenere i tassi d'interesse ad un livello basso per “un periodo esteso di tempo”. Senza fornire date precise di riferimento, né le condizioni che azionerebbero un'uscita automatica dalla politica monetaria dei tassi d'interesse prossimi allo zero, Wolfgang Munchau sostiene sul Financial Times di oggi, Forward guidance only works if you do it right, che la Bce si sta avviando verso un nuovo modello di governance, quello di “forward guidance”, illustrato in paper scritti da Krugman nel 1998 e Gautti Eggertsson e Michael Woodford nel 2003. 
Non dichiarando quando la Bce alzerà i tassi – quando la ripresa si sia consolidata o se l'inflazione superi i target di riferimento ad esempio - la versione della futura politica monetaria di Draghi, prosegue nella sua analisi il Columnist del Financial Times, è vaga e si tratta di una previsione più che di un impegno. Forward guidance non è solo una promessa di tenere bassi i tassi, ma una promessa di tenerli più bassi per un periodo più lungo del garantito. L'atto di pre-impegno non condizionato da target inflazionistici è assolutamente centrale a questa idea ed è l'opposto di quello che i banchieri centrali fanno. Nel caso della Bce, inoltre, si tratterebbe di una violazione dei trattati Ue. 
Perché una tale politica dovrebbe essere giustificata sul piano economico?, si chiede Munchau. Se i tassi d'interesse sono vicini allo zero, come lo sono da un lasso di tempo a questa parte, sono probabilmente maggiori di quelli che sarebbero se nessun impegno della Bce esistesse. Per compensare il fatto che i tassi sono quindi troppo alti oggi, la banca centrale può decidere di pre impegnarsi per compensare nella direzione opposta in futuro. Se l'annuncio è credibile, gli investitori guadagnano certezza sul futuro sentiero dei tassi a breve, ma questa politica richiede un impegno chiaro da parte della Banca centrale. Dalla prospettiva di oggi, sostiene Munchau, è forward looking, ma da quella di domani può divenire di backward looking – “backward guidance”, dato che le politiche scelte devono adempiere alle promesse fatte in passato.
Ci sono molti modi di farlo in partitica: la banca centrale può semplicemente impegnarsi per un periodo fisso a tenere i tassi vicini allo zero, ma in questo caso non avrebbe benefici se i mercati percepiscono questo lasso di tempo come troppo piccolo o troppo lungo. Un modo migliore sarebbe quello di porre una serie di condizioni di uscita fissi, come ha fatto la Fed. Chiarendo come il Consiglio direttivo della Bce deciderà la politica monetaria futura su strutture non cambiate ed il target della stabilità dei prezzi, Draghi ha però precisato come i tassi d'interesse saranno legati alle spinte inflazionistiche, con il rischio di ripercorrere lo steso errore di due anni fa quando un aumento brusco dei tassi ha minato le possibilità di ripresa della zona euro.
L'unica informazione certa da trarre dal discorso di Draghi è che le sue stime di previsioni economiche sono più pessimistiche di quello che si poteva pensare. Se l'economia rimane ferma nella trappola di liquidità, i tassi d'interesse della zona euro rimarranno bassi sia che la Bce abbracci la strategia forward guidance oppure no. Ma se le previsioni si rivelano false e l'economia inizia a risollevarsi, un consiglio direttivo della Bce non si sentirà legato da una promessa vaga del passato. In altre parole, la nuova versione di forward guidance della Bce si rivelerà non necessaria o sarà semplicemente spazzata via agli eventi. Draghi dovrebbe rinunciare a questa idea o persuadere il suo consiglio direttivo di prendere un pre impegno vincolante aggiungendo una serie di criteri per l'uscita. Fino a quando questo non accade, conclude Munchau, sarà meglio trattare questa versione di forward guidance come un bluff.

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