La principale regola non scritta dell'Unione Europea è stata violata. A. Evans Pritchard

Sarà la Corte di giustizia europea a determinare l'uscita del Regno Unito

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La principale regola non scritta dell'Unione Europea è stata violata. A. Evans Pritchard


La Corte di giustizia europea sta per distruggere l'ultima buona ragione che il Regno Unito ha per restare nell'Unione Europea. I giudici di Lussemburgo non hanno più il desiderio di preservare l'integrità del mercato unico europeo, o, ma è lo stesso, sono complici nel volerlo sovvertire. Con questa premessa, Ambrose Evans Pritchard affronta la questione della causa legale in corso sulla cosiddetta Financial Transaction Tax, in cui la Corte europea ha recentemente dichiarato che non difenderà la City di Londra dall'assalto dei paesi della zona euro, anche quando questo sarà in violazione con le "quattro libertà" che hanno sempre accompagnato il progetto europeo – prima delle quali la libertà del movimento dei capitali all'interno dell'Ue.
 
Si tratta, prosegue il Columnist del Telegraph, di un regalo all'UKIP di Nigel Farage, che già guida i sondaggi con il 31% delle preferenze.  "Quante volte gli inglesi devono essere presi a calci sui denti dalla Corte di giustizia europea prima di concordare che il troppo è troppo?", ha dichiarato.  Non è più, sostiene Persson di Open Europe, la questione specifica della Tobin Tax, "ma è una questione se il Regno Unito può ancora fidarsi della CGE come bastione del mercato unico. Ci sono altri casi pendenti ancora più importanti".
 
La regola non scritta dell'Unione Europea, prosegue il columnist del Telegraph, è che nessuno stato, o meglio nessuno stato importante, dovrebbe mai essere toccato su questioni vitali di interesse nazionale, o in settori dove è un leader a livello europeo: settore automobilistico per la Germania, agricoltura per la Francia, e settore finanziario per il Regno Unito. E non è un discorso di moralità, prosegue Evans-Pritchard, non c'è alcuna differenza tra il vendere un'azione o una macchina a un oligarca russo, oppure distruggere la vita dei contadini africani sussidiando il grano europeo. Questa regola è stata violata dopo il fallimento Lehman.  Da allora sono state create tre agenzie europee con poteri vincolanti sul settore bancario, assicurazioni e mercati che hanno il potere di iniziativa anche aldilà del veto inglese: per la prima volta da 300 anni a questa parte, Londra ha perso il controllo regolatorio finale sulla City. 


 
Ma l'edificio normativo del mercato unico si pensava sarebbe servito da bastione protettivo. Questa maschera è caduta definitivamente a gennaio quando la Corte di giustizia europea ha impedito al Regno Unito di bloccare il potere dell'Ue di imporre divieti sui mercati dei stocks a breve.  Ed ora la posta in gioco è ancora più importante con 11 stati europei che vogliono imporre una Tobin Tax nella zona euro con la conseguenza che Londra si vedrebbe applicata un'imposta extraterritoriale in diverse delle transazioni che ogni giorno avvengono nella City.  
 
La posta in gioco è enorme: circa il 40% dei derivati globali e oltre il 75% di tutti i mercati azionari europei vengono scambiati a Londra, una piazza dove, dati Banca d'Inghilterra, avvengono scambi per 4 trilioni di dollari al giorno. Uno dei principali gestori di hedge fund nella capitale inglese ha dichiarato a Evans-Pritchard come ci metterebbe 48 ore a spostare tutto a Singapore nel caso di introduzione di una Tobin Tax.



 
Un ex governatore della Bce, Athanasios Orphanides, ha dichiarato al Telegraph lo scorso anno che Londra sarebbe stata alla mercè delle forze ostili nel caso in cui decidesse di lasciare l'Unione Europea. Secondo Evans-Pritchard, al contrario, la Brexit lascerebbe semplicemente l'Ue senza alcuna possibilità di ritorsione sul mercato. L'Olanda, Svezia, Germania, Polonia, Italia, Francia e Spagna, infatti, cercherebbero immediatamente un nuovo modus vivendi, assicurandosi fette di mercato. I legami esteri e militari continuerebbero come prima. Il problema, al contrario, è quello dell'unione monetaria che molto difficilmente riuscirà a funzionare propriamente e molto presto la Bce potrebbe essere sopraffatta dagli eventi.
 
Sarà comunque la Corte di giustizia europea a decidere il futuro di Londra nell'Ue. Da uno studio di tre casi di un decennio fa sulla libertà di pensiero - Bernard Connolly, Marta Andreasen e Hans-Martin Tillack – il columnist del Telgraph sottolinea di aver maturato la convinzione che la CGE è "un passa carte del potere esecutivo, un esecutore di riflesso del progetto europeo". L'Avvocato-generale nel caso Connolly era arrivato addirittura a citare la blasfemia legale dei codici per legittimare la soppressione delle critiche nell'UE, suggerendo come un informatore che rivelava gli abusi a Bruxelles era comparabile in gravità a un video pornografico raffigurante Santa Teresa di Avila. Da allora, la Corte è divenuta sempre più potente, estendendo la sua giurisdizione dalla legge comunitaria, essenzialmente economica, a quella dell'Unione con il Trattato di Lisbona. E' una forza che va riconosciuta, o preferibilmente tenuta alla lontana. I giudici hanno mostrato i loro colori in due sentenze fondamentali quest'anno contro il Regno Unito. Alla terza decreteranno l'uscita definitiva.

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