La recessione arriva in Brasile

La Rousseff vede allontanarsi sempre di più la possibilità di una vittoria alle imminenti elezioni politiche

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La recessione arriva in Brasile


di Ludovica Morselli

 
Gli ultimi tre anni hanno colpito duro il Brasile che solo poco più di dieci anni fa entrava a far parte del cerchio magico BRICS. La crescita non ha fatto che rallentare negli ultimi tre anni fino a registrare il segno meno per il secondo quadrimestre consecutivo. Nei primi quattro mesi dell’anno il PIL è calato dello 0,2% (anche se in un primo momento era previsto un +0,2%), il secondo quadrimestre invece si è concluso con un -0,6%. L’impatto disastroso della coppa del mondo sull’economia brasiliana ha giocato la sua parte insieme al considerevole calo degli investimenti negli ultimi mesi. “Crediamo che questa contrazione sia per lo più temporanea e causata dalla riduzione dei giorni di lavoro durante la Coppa del Mondo […] Tuttavia le previsioni per il terzo quadrimestre evidenziano una ripresa minore rispetto a quella prevista ” ha dichiarato in un report Itaú-Unibanco, una delle più importanti banche del Brasile.

Effettivamente durante la Coppa del Mondo in molti non hanno aperto l’attività per prevenire problemi logistici e di traffico e molte industrie hanno rallentato la produzione. Sicuramente questo ha influito ma i problemi sono per lo più strutturali: secondo molti economisti è un problema di fiducia ma anche di eccessivo interventismo statale che ha scoraggiato gli investitori. Questi infatti accusano Rousseff di esagerata ingerenza nella regolamentazione dei prezzi del petrolio e dell’energia, interventi ad hoc nel settore finanziario e cambiamenti arbitrari nella tassazione industriale. Vi è anche un grosso problema di inflazione che non ha fatto che aumentare scoraggiando i consumi e a cui la Banca Centrale ha cercato, praticamente invano, di porvi rimedio aumentando i tassi di interesse.
 
Sono dunque molto lontani i giorni in cui sotto la leadership del predecessore della Rousseff, Luis Inácio Lula che ha governato il paese dal 2003 al 2010, l’economia cresceva a un a media del 4% (ma spesso anche a più del 5% annuo) facendo uscire dalla povertà  35 milioni di persone. Con il passaggio del testimone la crescita si è fermata a uno scarso 2% fino alla notizia dei giorni scorsi che ha riportato il Brasile indietro di più di dieci anni.

Da Bahia, a nordest del paese, Rousseff assicura che la seconda metà dell’anno vedrà un miglioramento ma è difficile crederlo guardando ai numeri: il settore manifatturiero continua a peggiorare per il quarto quadrimestre consecutivo a un ritmo dell’1,5%, gli investimenti hanno visto una riduzione di più del 5%, un dato così negativo non si vedeva dal 2009. Il governo cerca di giustificarsi come può: il ministro delle finanze Mantega ha dichiarato che non si tratta di una vera recessione, che il tasso di disoccupazione è stabile e relativamente basso e che “anche paesi ben organizzati hanno problemi a ottenere una buona crescita”. Tuttavia,  luglio è stato il terzo mese consecutivo di deficit e questo è stato uno dei fattori che ha portato Standard&Poor’s a effettuare pochi mesi fa un downgrade al Brasile poiché i segni di stagnazione economica accompagnata ai problemi di debito pubblico non potevano che spaventare investitori e agenzie di rating. 
 
Solo due sono i settori che non hanno registrato un dato positivo: l’agricoltura è cresciuta dello 0,2% e i consumi privati sono in ripresa dello 0,3%, ma questi sono dati marginali e gli economisti hanno rivisto in negativo tutte le previsioni precedenti. Neil Shearing dell’agenzia londinese Capital Economics, ha dichiarato che le precedenti stime di crescita per il 2014 dell’1,5% sono state riviste allo 0,2% e che a questo punto politiche di stimolo all’economia non farebbero che peggiorare la situazione lanciando ai mercati un messaggio sbagliato e destabilizzando il mondo finanziario. 
 
Insomma è una bella gatta da pelare per la Rousseff che vede allontanarsi sempre di più le possibilità di una vittoria alle imminenti elezioni politiche. Solo a inizio anno era la favorita poi con l’avvicinarsi dell’appuntamento della World Cup è stata travolta da piogge di critiche, per lo più mal gestite, e poi l’inquietante tempismo di questa notizia. Intanto la candidata socialista Marina Silva, entrata nella corsa elettorale solo 10 giorni fa dopo la morte in un incidente aereo del precedente candidato, brinda al lento declino della rivale e guadagna terreno giocandosi tutto. 

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