La recrudescenza in Donbass tra ideologia e geopolitica
di Alberto Fazolo
Da diverse settimane giungono notizie di violente recrudescenze dei combattimenti in Donbass, qualcosa ben al di sopra dello scontro a bassa intensità degli ultimi anni (in cui comunque i morti sono sempre stati quotidiani).
Come per il resto del conflitto, per capire questa fase bisogna osservare i fatti attraverso due "lenti" una ideologica e una geopolitica.
Notoriamente quello in Donbass è innanzi tutto uno scontro ideologico tra fascismo e antifascismo. Ogni ideologia ha una propria storia fatta di date simboliche, per questo tutti gli anni ci sono delle fasi cicliche dello scontro, fasi legate a determinate scadenze. Il conflitto dura da sei anni e ogni 30 aprile i battaglioni punitivi ucraini martellano indiscriminatamente con l'artiglieria, colpendo volontariamente anche obiettivi civili e causando numerosi morti e danni. Questo è il loro modo per celebrare l'anniversario della morte di Hitler. Di norma i bombardamenti si protraggono fino al giorno seguente, il primo maggio, Festa dei Lavoratori.
Ovviamente in questi due giorni le milizie popolari del Donbass non stanno a guardare, rispondono adeguatamente fino al 2 di maggio, anniversario della Strage di Odessa: in quel giorno nel 2014 ci fu il punto di non ritorno del conflitto, quando i nazisti massacrarono dei manifestanti alla sede dei sindacati. A seconda di come siano andati i tre giorni precedenti (cioè, dal bollettino delle vittime e dei danni), dal 3 di maggio talvolta c'è un ridimensionamento dello scontro. Qualora questo effettivamente ci sia, comunque dura solo fino al 9 di maggio, giorno in cui ci sono sempre scontri violentissimi.
Nello spazio post-sovietico è il Giorno della Vittoria, anniversario della resa del Terzo Reich, una data che è sinonimo di lotta contro il fascismo. Si tratta del giorno delle parate storiche con i mezzi della Seconda Guerra Mondiale che talvolta vengono pure cannoneggiati.
Di norma il 9 maggio i bombardamenti sul Donbass sono accompagnati da azioni repressive portate avanti da gruppi neonazisti operanti all'interno del territorio ucraino.
Spesso questa serie di scontri si protrae fino all'undici e dodici maggio, rispettivamente anniversario di fondazione della Repubblica Popolare di Donetsk e di quella di Lugansk. Dopodiché solitamente gli scontri iniziano a scemare.
Ma non quest'anno, stavolta si continua a combattere aspramente. Ora il motivo dello scontro è puramente geopolitico e non riguarda il solo Donbass, ma i destini del mondo. Quello a cui si assiste in Donbass è il riflesso di uno scontro interno ai palazzi del potere di Washington. L'attuale Presidente ucraino Zelensky è un fedelissimo di Trump, mentre Poroschenko (il suo predecessore) è fortemente legato ad Obama. Sebbene i socialdemocratici di ogni parte del mondo lo neghino con forza, è un dato di fatto che i battaglioni punitivi nazisti ucraini siano stati creati e regolarizzati da Poroschenko e quindi con il beneplacito di Obama. La conseguenza è che in Ucraina ci sono forze politiche e militari che rispondono ad una parte dell'apparato statunitense che non è quello dell'amministrazione Trump.
Non è un mistero che a Washington ci sia uno scontro che contrappone Trump alle precedenti amministrazioni (tanto democratiche, quanto repubblicane). Tra i vari motivi del contendere ci sono le strategie di aggressione imperialista: Trump vorrebbe attaccare (per il momento, almeno commercialmente) la Cina, mentre i suoi predecessori continuano a vedere nella Russia il nemico principale. Pertanto Trump sta cercando in ogni modo di tendere una mano a Putin sperando di fiaccare la rete di alleanze cinese, una operazione che passa anche attraverso dei seri tentativi di dialogo per una pace in Donbass.
Per fare ciò, Zelensky si è molto esposto, tanto sul piano interno, quanto su quello internazionale. Tutto questo non piace a quella parte di apparato statunitense che vorrebbe rinviare lo scontro con la Cina preferendo una aggressione alla Russia. L'apparato statunitense in rotta con Trump ha quindi scatenato i propri uomini nelle forze armate ucraine (i battaglioni nazisti, ma non solo) per sabotare ogni tentativo di dialogo con la Russia. Assistiamo quindi ad un fatto anomalo, una parte delle forze armate ucraine sta aggredendo il Donbass senza il mandato del Presidente della Repubblica. Quasi un Colpo di Stato.
Questo è il motivo per cui i combattimenti in Donbass sono tornati ad essere così duri: sulla fase ciclica dello scontro ideologico, si è innestato un più ampio scontro geopolitico.

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