La ricetta economica di Stiglitz per la Cina

I problemi per Pechino derivano dal "troppo mercato e poco governo"

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La ricetta economica di Stiglitz per la Cina

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Nel suo ultimo articolo per The Project Syndicate, Joseph Stiglitz sostiene come nessun Paese nella storia è cresciuto così rapidamente come la Cina negli ultimi trent’anni e un tratto distintivo del successo cinese è stata la volontà dei suoi leader di rivedere il modello economico del Paese nei modi e nei tempi necessari, malgrado l’opposizione dei potenti interessi acquisiti. Quegli interessi che oggi si oppongono alle importanti riforme di cui Pechino avrebbe bisogno. 
 
Riusciranno i riformatori a trionfare di nuovo? Per il premio Nobel dell'economia per rispondere è necessario sviluppare concretamente la questione più importante cui deve far fronte la Cina oggi, vale a dire l’adeguatezza dei ruoli di stato e mercato.
 
Quando la Cina avviò le sue riforme oltre tre decenni fa, la direzione era chiara: il mercato doveva rivestire un ruolo maggiore nella distribuzione delle risorse. E così è stato. Ma, prosegue Stiglitz, molti problemi che ha la Cina oggi derivano dal troppo mercato e dal poco governo: il peggioramento dell’inquinamento ambientale, la disuguaglianza di reddito e ricchezza che ora uguaglia quella degli Stati Uniti e la corruzione che pervade tanto le istituzioni pubbliche quanto il settore privato sono solo tre esempi di un contesto in cui la qualità dell’aria in Cina sta mettendo a rischio la vita dei cinesi; il riscaldamento globale derivante dalle elevatissime emissioni di carbonio cinesi minaccerebbe il mondo intero.


 
Esiste una strategia migliore per Stiglitz. Innanzitutto, gli standard di vita cinesi potrebbe incrementare se venissero allocate più risorse per risanare gli ampi deficit nella sanità e nell’istruzione. In questo caso, dovrebbe essere il governo a giocare un ruolo fondamentale, così come accade nella maggior parte delle economie di mercato, e a ragione. Il sistema sanitario privato americano è costoso, inefficiente e ottiene risultati ben peggiori di quelli nei paesi europei, che spendono molto meno. Un sistema basato perlopiù sul mercato non è la direzione in cui dovrebbe andare la Cina. 
 
In modo analogo, sebbene la Cina abbia già fatto dei progressi per passare dal manifatturiero a un’economia basata sui servizi (la quota di servizi in percentuale al Pil ha superato quella del manifatturiero per la prima volta nel 2013), c’è ancora tanta strada da percorrere. Molti settori sono oggi già colpiti dalla sovraccapacità, e un risanamento efficiente e morbido non sarà semplice senza l’aiuto del governo. La Cina, prosegue il premio Nobel per l'economia, sta effettuando il risanamento in un altro modo: una rapida urbanizzazione. Garantire la vitalità e la sostenibilità ambientale delle città richiederà un’azione decisa da parte dello Stato, che dovrà fornire servizi pubblici adeguati, quali trasporto, scuole, ospedali, parchi e un’efficace divisione in zone.


 
La lezione da trarre dalla crisi economica globale post-2008 è che i mercati non si autoregolamentano. Sono inclini alle bolle azionarie e creditizie che inevitabilmente collassano – spesso quando i flussi di capitale transfrontalieri invertono bruscamente direzione – imponendo massicci costi sociali. La liberalizzazione dei tassi di interesse sui depositi ha portato alla crisi dei risparmi e dei prestiti in America negli anni 80. La liberalizzazione dei tassi sui prestiti ha incoraggiato un comportamento predatorio a danno dei consumatori poveri. La deregolamentazione bancaria non ha portato a una maggiore crescita, ma semplicemente a più rischi. La Cina, spera Stiglitz, non prenderà la strada seguita dall’America, considerate queste conseguenze disastrose. La sfida per i suoi leader è di concepire effettivi regimi regolatori che siano adeguati alla fase di sviluppo.
 
La Cina riuscirà a mantenere una crescita rapida, anche quando dovrà gestire un’espansione del credito (che potrebbe causare una brusca inversione dei prezzi azionari), fare fronte a una debole domanda globale, ristrutturare l’economia e combattere la corruzione? In altri Paesi, queste sfide hanno portato alla paralisi. Una maggiore spesa, destinata all’urbanizzazione, alla sanità e all’istruzione e finanziata da un aumento delle imposte, potrebbe contemporaneamente sostenere la crescita, migliorare l’ambiente e ridurre la disuguaglianza. In questo modo, conclude il premio Nobel, la Cina e il mondo intero starebbero meglio.

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