LA "RIVOLUZIONI SPA" CI PROVA ANCHE IN BIELORUSSIA?
In piazza Ottobre a Minsk sono scese le solite maschere. Con una donna premio Nobel di contorno la commedia è servita.
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di Diego Angelo Bertozzi
C'erano pochi dubbi e tutti concentranti sul "quando". Ed ecco che, ancora prima che i dati sulla vittoria di Lukashenko (circa l'80% dei voti), fossero ufficializzati, a Minsk alcune centinaia di persone sono scese in piazza per protestare contro i brogli e la violenza del regime. Ad essere recitato è sempre lo stesso copione delle "rivoluzioni colorate": quello visto a Belgrado, a Tbilisi, a Kiev e persino ad Hong Kong. La prima mossa - come vuole il "From Dictatorship to Democracy" di Gene Sharp - è sempre quella della denuncia di irregolarità elettorali, che precede l'occupazione "pacifica" di luoghi ed edifici pubblici, la scelta di un simbolo e di un colore il più possibile accattivanti e la provocazione nei confronti delle forze dell'ordine per provocare incidenti che alimentino l'indignazione della pubblica opinione internazionale contro la repressione del nuovo Hitler. Per ora ci sono una parola d'ordine - "Boicottare la dittatura" - una data simbolica che dà pure il nome a un movimento di destra, ma che sembra riunire gran parte dell'opposizione, come quel 1863 che vide la ribellione contro lo zarismo in nome "di un governo di bielorussi indipendente da Mosca" (recita il sito di Charter97, piattaforma di uno dei movimenti di cui stiamo parlando) e lo slogan lanciato sul web "#noRussianBaseinBelarus"
Ed in piazza Ottobre a Minsk sono scese le solite maschere della commedia: imprenditori, artisti, attivisti delle ong e rappresentanti della cosiddetta società civile, coloro che vogliono un paese "più europeo", probabilmente come la vicina Ucraina delle milizie neonaziste e del massacro di Odessa.
A fare da megafono internazionale alla protesta, a recitare il ruolo di portavoce chi potrebbe essere meglio di una donna e di un Nobel al contempo? Chi meglio della scrittrice Svetlana Alexievich, recente Nobel per la letteratura, che ha assunto come sua personale missione - anche se poco originale - la resa dei conti finale con l' "uomo rosso", vale a dire "l'uomo sovietico" che ad Est ancora non si è estinto e che ha le sembianze proprio del presidente bielorusso e di quello russo Vladimir Putin.

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