La Russia può sopravvivere alla guerra sui prezzi petroliferi

Le fantasie occidentali sull'economia russa al collasso per via dei bassi prezzi del petrolio potrebbero rivelarsi non esatte

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La Russia può sopravvivere alla guerra sui prezzi petroliferi

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora 
 
Dopo l’accoglienza gelida al vertice del G20 in Australia, si legge su OilPrice.com, il presidente russo Vladimir Putin s’è preso un meritato riposo, almeno secondo la spiegazione ufficiale data per la sua vistosa partenza anticipata dal vertice. Tutto considerato sarebbe potuto andare peggio. La Russia è in un campo familiare, dopo un semestre controverso evidenziato dalla situazione sanguinosa e irrisolta dell’Ucraina. Tuttavia, le prospettive di ulteriori sanzioni sono scarse e la Russia ha alte riserve di petrolio e gas.

Miopia? Forse, ma la Russia ha già dimostrato, nella crisi finanziaria del 2008 per esempio, di saper salvaguardare le rendite dalle risorse in una crisi economica prolungata. La maggiore volatilità dei prezzi del petrolio e le sanzioni distinguono la crisi attuale da quella del 2008, ma i fondamenti economici della Russia rimangono gli stessi, sostenuti da un basso debito pubblico e da grandi quantità di riserve valutarie. Inoltre, il coinvolgimento occidentale nel petrolio e gas russi è più evidente che mai.

La diversificazione economica non è facile per la Russia, forse per una semplice ma efficace ragione; petrolio e gas sono fonte di enormi ricchezze per il Paese. Tuttavia, le gravi difficoltà della crisi globale del 2008 hanno illustrato l’importanza della diversificazione finanziaria. Da allora, i giganti del petrolio e del gas statali russi Rosneft e Gazprom hanno sempre permesso alle major occidentali come BP, ENI, Exxon, Shell, Statoil e Total l’accesso ad alcuni dei programmi arretrati della Russia, ma non a quelli migliori. Le aziende occidentali avrebbero 35 miliardi di dollari legati al petrolio russo, centinaia pianificati e presso i fornitori di servizi Halliburton e Schlumberger, e traggono il cinque per cento delle loro vendite globali dal mercato russo.

Le major occidentali sono impegnate nelle loro iniziative extra-nazionali e questi potenti rapporti in definitiva limitano la portata delle sanzioni. Eppure, con la collaborazione sospesa, la Russia è costretta a guardare altrove e sempre più all’interno. Rosneft ha deciso di annunciare nuovi partner per l’Artico entro la fine dell’anno, un ruolo precedentemente dominato da Exxon. La Cina sembra il probabile pretendente mentre i due Paesi hanno già intrapreso un partenariato petrolifero promettente nell’Estremo Oriente della Russia, oltre ai molto pubblicizzati accordi sul gas a lungo termine. Sul piano nazionale, Rosneft e Gazprom hanno rafforzato la loro alleanza e Putin ha approvato la creazione di una società per servizi petroliferi statale.
 
La curva d’avvio sarà probabilmente ripida, ma i primi successi sono alimentati da grandi speranze e da una produzione di petrolio che non tende a contrarsi. Gazprom Neft ha appena completato la sua terza fase del progetto Prirazlomnoe, la prima piattaforma stazionaria artica al mondo. Le prospettive del promettente giacimento superano gli 1,4 milioni di barili all’anno. Tecnologia nazionale e sviluppo interno hanno già dato risultati enormi in Siberia orientale, che sembra superare la Siberia occidentale quale principale regione produttiva della Russia nel prossimo futuro.

Il dato è incompleto senza una discussione su prezzo e crollo del valore del petrolio, e la combinazione di bassa domanda e aumento dell’offerta, incluso il gas di scisto degli USA, è un incantesimo pericoloso per numerosi attori importanti, tra cui la Russia. Un prezzo o costo di produzione di pareggio per barile è il dato centrale qui, e nel gioco internazionale del ‘quanto in basso si può andare’, l’OPEC è in testa.




Tuttavia, prezzi più bassi, con il Brent a 81 dollari al barile a novembre, non sono nell’interesse di nessuno e l’OPEC farà del suo meglio per mantenere alti i prezzi, difendendo le sue quote di mercato. La prossima riunione del cartello a Vienna il 27 seguirà un lungo cammino nel determinare la futura traiettoria dei prezzi del petrolio. La sovrabbondanza dell’offerta globale sarà al centro, ma le teorie su collusioni e conflitti tra di Stati Uniti e l’Arabia Saudita sono dubbie in qualsiasi piano per un’unica riduzione della produzione.

Al solito, a Vienna vi sarà il benvenuto alla Russia e vedrà il declino della capacità degli Stati Uniti nel definire gli eventi geopolitici nell’emisfero orientale. La verità è che gli Stati Uniti non possono vincere un qualsiasi gioco d’azzardo su volume o prezzo con i tradizionali Paesi produttori, Russia compresa. Il gioco dello scisto in Russia e Stati Uniti sarà presto chiuso dal continuo slittamento. A differenza degli Stati Uniti, tuttavia, la maggior parte della produzione della Russia proviene dai più economici, anche se in calo, giacimenti della Siberia occidentale. L’Agenzia internazionale per l’energia già prevede un calo del 10 per cento negli Stati Uniti sugli investimenti per lo scisto, nel 2015.

Se questo basterà ad arrestare le forniture globali resta da vedere. Le situazioni traballanti in Iraq e Libia potrebbero facilmente porre rimedio ai danni sul prezzo. Ciò che non uccide rende più forti, e la Russia può sopravvivere alla guerra dei prezzi. 

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