La società occidentale può fallire

Le elezioni in Italia ed il sequestro negli Usa: è ora di ripensare le teorie sulla prosperità di lungo periodo?

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La società occidentale può fallire

Ponendo a confronto uno dei libri più dibattuti attuali nelle relazioni internazionali, Why Nations Fail di Daron Acemoglu e James Robinson, con i giornali di questi giorni, Gideon Rachman in West complacent in why nations fail mette in questione la teoria tradizionale occidentale per cui la prosperità di lungo periodo possa essere garantita solo da istituzioni liberali e democratiche.
Premiato ed addirittura comparato alla ricchezza delle Nazioni di Adam Smith per importanza potenziale, il libro di Acemoglu e Robinson è certamente interessante, ma il suo successo dipende principalmente dal messaggio positivo e riassicurante che offre: la società liberal democratica tipica dell'occidente è la chiave per garantire la prosperità di lungo periodo. E' la libertà che rende il mondo ricco. Ma la conclusione del libro, che analizza l'evoluzione delle società nel corso dei secoli, stride con i commenti recenti sulle elezioni italiane -  che rischiano per l'ingovernabilità del paese di destabilizzare tutto il sistema europeo - ed il sequestro americano - vale a dire l'attuazione di una serie di tagli generalizzati dal primo marzo che costerebbero senza un accordo bipartisan un punto e mezzo di Pil.
I due casi in questione, secondo Rachman, dimostrano come la politica si sia ribellata ai tecnici. L'Italia aveva riacquistato credibilità dei mercati internazionali attraverso l'azione del governo non eletto di Mario Monti, arrivato però quarto nell'ultima elezione; inoltre, la commissione bipartisan Simpson-Bowles ha offerto all'amministrazione americana un modo razionale per limitare il deficit del paese ed evitare la scure del “sequestro”.  Ma la soluzione dei tecnici non ha passato il test politico di Washington. Questo dimostra come La superiorità morale del sistema liberale occidentale fa perdere di vista nel dibattito accademico americano il vero problema di riferimento: una deficienza di funzionamento del sistema politico.
E' il progresso cinese a sfidare maggiormente la tesi che la prosperità possa essere garantita solo con istituzioni economiche inclusive e sistemi democratici. Secondo gli autori di Why Nations fail, la crescita di Pechino non si trasformerà in sviluppo economico duraturo, ma, secondo il Columniist del Financial Times, sembra un verdetto esagerato rispetto a due decenni di crescita a doppia cifra che hanno permesso a centinaia di migliaia di cinesi di uscire dalla povertà e trasformato la Cina nella seconda potenza mondiale.
Negli Stati Uniti l'attaccamento generalizzato alla libertà si è trasformato in una venerazione quasi religiosa alla costituzione, che non permette al sistema politico di funzionare in modo efficace. C'è un problema simile in Europa, dove l'omaggio incondizionato al volere di Bruxelles impedisce a molti politici di comprendere che esiste un problema nell'euro, che non permette ai sistemi politici di funzionare bene. Al contrario degli Stati Uniti, dove tutto si risolve in principi e massime di riferimento  – “se è giusto portare armi o se sia corretto che il Congresso possa avere il diritto di veto sulla riduzione del deficit federale” - il sistema cinese, che ha chiaramente orribili difetti come la corruzione ed il diniego assoluto delle libertà politiche, ha una virtù fondamentale: il pragmatismo radicale. Ci sono diverse casi per cui le nazioni possono fallire, conclude Rachman, il malfunzionamento politico della società è sicuramente uno di questi. 

D. Acemoglu-D. Robinson, Why Nations Fail, Crown pub (marzo 2012)

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