In Don’t despair of democracy, rubrica del 5 marzo, Gideon Rachman affronta un tema molto dibattuto in politica internazionale: il confronto tra il modello politico democratico ed i regimi autoritari, che, secondo un numero maggiore di persone ed analisti, sembrano essere in grado di affrontare meglio la crisi economica.
Secondo il Columnist del Ft i difetti inerenti in un regime democratico sono diversi. Come dimostra la crisi della zona euro, corruzione, populismo e incapacità di affrontare le riforme necessarie sono degenerazioni possibili di un sistema basato sul welfare state. Al punto che in Grecia e in Italia politici democraticamente eletti sono stati sostituiti da tecnocrati per evitare il collasso della moneta unica. Anche negli Stati Uniti il rispetto popolare per i politici è arrivato al livello più basso. La scorsa estate al Congresso le discussioni politiche hanno quasi condotto al default del paese perché nessuno dei due partiti voleva pagare il prezzo elettorale di scelte difficili.
La primavera araba ha cambiato i parametri di riferimento dell’autoritarismo globale. Le rivoluzioni egiziane e tunisine hanno messo in risalto le debolezze dei regimi, dimostrando la loro vulnerabilità. Le proteste del movimento verde in Iran, la primavera russa contro Putin ed il dissenso crescente anche contro il regime cinese dimostrano come le fonti di possibili instabilità nelle autocrazie siano più pericolose dei regimi democratici. Senza un sistema democratico manca una valvola di sfogo del dissenso: quando i cittadini hanno occupato piazza Tahrir, l’era di Mubarak è finita e dimostrazioni simili a Mosca, Pechino e Teheran potrebbero minacciare il potere autocratico. Al contrario quando i protestanti hanno occupato Wall Street, nessuno ha pensato che potesse mettere in pericolo il sistema di governo degli Stati Uniti. Ed anche in Grecia, i manifestanti protestano per riforme ed una nuova classe politica, ma non per abbandonare il sistema democratico.
Quindi, conclude Rachman, nonostante tutti i difetti inerenti al sistema democratico e le difficoltà nel gestire la crisi economica, la primavera araba ha dimostrato come il soffocare le liberà fondamentali determini un'insita inferiorità dei regimi autocratici.
L'articolo di Rachman, puntuale e efficace nel descrivere la debolezza insita nei regimi autocratici, dimentica di sottolineare come non sia il sistema democratico in sé ad essere in crisi, ma l'idea di liberismo senza regolamentazioni ad esso associato.
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