La tragedia dello stimolo

Dal 2010 la politica fiscale degli Stati Uniti è un drammatico fallimento

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La tragedia dello stimolo

A cinque anni dall'American Recovery and Reinvestment Act firmato dal presidente Obama – lo “stimolo” - è divenuto chiaro come l'atto abbia prodotto effetti positivi sull'economia americana: ha aiutato a frenare il crollo dell'economia, creato o salvato milioni di posti di lavoro e permesso importanti investimenti pubblici e privati. Ma, sostiene Paul Krugman sul New York Times, è stato anche un disastro politico e le sue conseguenze – la percezione che lo stimolo abbia fallito – condizionano da allora la politica economica del paese.
 
Paul Krugman vuole partire prima dagli effetti positivi. Lo stimolo ha avuto il merito di compensare un crollo dal lato della spesa, che aveva colpito l'economia dalla crisi finanziaria e l'esplosione della bolla immobiliare. Lo stimolo della Fed da solo non avrebbe potuto funzionare.  La spesa governativa e tagli alle tasse per aumentare i redditi familiari e quindi la spesa privata era alla base dell'atto.

I suoi oppositori avevano sostenuto come il deficit spending avrebbe portato i tassi d'interessi fuori controllo e spiazzato gli investimenti privati. Un'impostazione totalmente sbagliata e smentita dai fatti: i tassi d'interesse da allora sono diminuiti ai minimi storici. L'esempio che può testimoniare la bontà di questa politica è fornito dalla zona euro, dove un gruppo di paesi che condividono una moneta in comune sono stati, infatti, costretti a un'austerità fiscale draconiana, vale a dire uno stimolo negativo. Se gli oppositori della politica di Obama avessero avuto ragione, questi programmi non avrebbero avuto effetti collaterali economici, perchè i tagli governativi sarebbero stati rimpiazzati dagli investimenti privati. In realtà ha prodotto drammatici crolli di occupazione e impiego.
 
E quindi, si domanda il premio Nobel per l'economia, perchè  in molti continuano a definire come un fallimento le misure scelte? Perchè l'economia americana continua a arrancare. Non è un mistero il perchè: gli Stati Uniti stanno affrontando l'eredità di una gigantesca bolla immobiliare. Anche ora, il settore immobiliare ha solo marginalmente recuperato, mentre i consumatori hanno ancora ampi debiti condotti duranti gli anni della bolla e lo stimolo era troppo piccolo e pensato per un periodo troppo esiguo per superare questa legalità. 
 
Del resto è dal 2009 che Krugman sostiene come le misure fossero inadeguate e che, essendo basato su un periodo così esiguo, avrebbe discreditato l'idea concettuale dello stimolo. E questo è proprio quello che avvenuto. Oggi c'è un grande dibattito se l'amministrazione Obama avrebbe dovuto fare di più: l'amministrazione ha affrontato il danno con previsioni eccessivamente ottimistiche, basate sulla falsa premessa che avrebbe rapidamente restaurato la fiducia nel sistema finanziario. 
 
Dopo il 2010, la politica fiscale degli Stati Uniti è andata nella direzione completamente sbagliata: con lo stimolo percepito come un fallimento, infatti, la creazione di lavoro quasi scomparso dopo il discorso di Beltway e completamente sostiuito dall'ossessione sui deficit fiscali. La spesa governativa da allora ha iniziato a diminuire e l'anti-stimolo ha distrutto milioni di posti da lavoro. In altre parole, conclude il premio nobel per l'economia, l'intera narrativa sullo stimolo è stata tragica: un'iniziativa politica buona ma non sufficiente è stata percepita come un fallimento e aperto la via per un cambio di rotta immensamente distruttiva.

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