La Turchia nel mirino: l'ultimo scivolone geopolitico di von der Leyen

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Davanti alla platea del quotidiano tedesco Die Zeit la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha disegnato la visione di un’Unione che deve “riorganizzarsi completamente”, blindarsi, rendersi impermeabile alle influenze di Russia, Turchia e Cina. Dichiarazioni di principio, quelle sull’autonomia strategica europea, ma in realtà vuote visto che nei fatti Bruxelles agisce contro i propri interessi e per raggiungere questa proclamata autonomia dovrebbe guardare a questi paesi invece di demonizzarli.

La solita doppia morale. A sottolinearlo è Charles Michel, ex presidente el Consiglio Europeo. La sua accusa scoperchia il vizio cronico di Bruxelles di predicare coerenza e multilateralismo salvo poi dimenticarsene quando la narrazione del momento richiede un nemico esterno. Michel ha snocciolato realtà che nell’intervento di Von der Leyen erano magicamente scomparse: la Turchia è un alleato NATO, gestisce la partita migratoria tenendo fuori dalla porta dell’Europa milioni di profughi, garantisce corridoi energetici senza i quali l’inverno sarebbe molto più freddo, ed è un attore militare di primissimo piano proprio sul fianco che l’Europa dichiara di voler difendere.

Queste le sue parole: “La Turchia è un alleato fondamentale della NATO, un partner chiave in materia di migrazione, un corridoio energetico, un attore importante nel settore della difesa sul fianco europeo e una potenza regionale di rilievo. L'Europa non si rafforza applicando due pesi e due misure né semplificando la realtà”. 

E quando le critiche hanno iniziato a montare, da Ankara ma anche tra i cittadini turchi che giustamente si sono sentiti attaccati gratuitamente, la Commissione ha attivato il solito riflesso condizionato: precisazioni, retromarce, la scusa della citazione estrapolata dal contesto. La portavoce Paula Pinho si è affrettata a dire che nominare la Turchia voleva in realtà essere un riconoscimento della sua influenza geopolitica. Il messaggio, tra le righe, era piuttosto un altro: ci serve la Turchia quando dobbiamo esternalizzare le frontiere o comprare gas, ma quando parliamo di autonomia strategica diventa automaticamente un problema.

Mentre Bruxelles si arrocca in queste politiche che la penalizzano, in Turchia soffiano venti che dovrebbero far riflettere. Il Partito del Movimento Nazionalista, alleato irrinunciabile di Erdogan, sta spingendo con insistenza per un’alleanza strategica con Russia e Cina. A marzo un alto dirigente del partito è andato a Mosca per esplorare la possibilità di creare una “sinergia” tra organismi come la Cooperazione di Shangai, la Comunità degli Stati Indipendenti e l’Organizzazione degli Stati Turchici. Tradotto dal linguaggio della diplomazia: Ankara sta valutando seriamente di voltarsi altrove. Verso quel mondo multipolare in ascesa.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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