La vendetta di Wolfgang Schauble
"Il sacrificio della Grecia potrebbe valere quella leadership tanto agognata"
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Nelle ultime 48 ore ha prima ipotizzato un’uscita della Grecia dall’Euro per cinque anni, poi ha quasi mandato a quel paese Mario Draghi. “Non sono stupido”, gli avrebbe detto durante l’ultima riunione dell’Eurogruppo.
E’ qualche settimana che Wolfgang Schauble ne spara una dopo l’altra. La sua posizione verso Atene non era mai stata così dura. Che fosse la personificazione della disciplina di bilancio lo avevamo capito da un pezzo, ma arrivare a muso duro contro il padrone di casa, vale a dire il numero uno della Bce, in un momento così difficile per l’Europa e per la moneta unica è sembrato francamente un po’ troppo.
Certo, Schauble sa bene che in trincea non è solo e oggi conta di avere dalla sua olandesi, finlandesi, austriaci e persino il Portogallo. Soprattutto sa che la maggioranza dei tedeschi (il 52%) è contraria a una permanenza della Grecia nell'Euro e che l'81% di loro ha molti dubbi sulle riforme avanzate da Tsipras.
Numeri che in futuro potrebbero proiettarlo alla guida dei conservatori (Cdu) in Germania. Il partito non a caso è in rivolta, molti cristiano-democratici minacciano di non votare il pacchetto di riforme e il banco greco potrebbe essere l’occasione per scaricare su Angela Merkel la responsabilità dell’eventuale salvataggio di Atene.
Sarebbe la rivincita per un uomo in credito oltre che con la politica, anche con la vita (dal 1990 è su una sedia a rotelle dopo che uno psicotico gli sparò tre di colpi di arma da fuoco compromettendogli per sempre l’uso delle gambe).
Condusse lui, infatti, i negoziati per la riunificazione della Germania; fu lui, dopo un emozionante discorso in Parlamento, a chiedere di spostare la capitale tedesca da Bonn a Berlino e fu ancora lui a premere su Helmut Kohl nel 1997 per farsi candidare alla guida della Cancelleria.
Una mossa che si trascinò non pochi rancori tra i due. Doveva essere l’erede del Gigante buono. L’anno successivo, però, la coalizione CDU/CSU perse le elezioni aprendo la strada al governo di Schröder.
Nel 2004 Schauble venne anche proposto come possibile capo di Stato, ma non se ne fece nulla. Si dice che l’opposizione più dura arrivò proprio da Angela Merkel e da buona parte dei liberali (Fdp), per un controverso scandalo mai risolto sui contributi elettorali. Colpi bassi, che lasciano il segno.
Ed ora, a quasi 73 anni suonati, per Schauble è forse giunto il momento di rifarsi. Il sacrificio della Grecia potrebbe valere quella leadership tanto agognata. Ma come dice un vecchio proverbio: non si può vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso. Il problema, per il popolo ellenico, è che manca poco. Manca davvero poco.

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