La vera questione morale è quella sociale
Mai come in questo momento, di fronte alle falsità Renzi, è necessario collegare la drammatica questione sociale alla battaglia contro la moneta unica
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E' arrivata la doccia fredda dell'Istat. Rispetto ai trionfalismi di Renzi e Poletti dei giorni scorsi, che avevano annunciato per mezzo social stampa la “ripresa”, un nuovo inizio per l'occupazione e la #voltabuona della nostra economia, l'ufficio di statistica nazionale ha confermato un aumento della disoccupazione per il mese di febbraio. Con oltre 10 milioni di persone che vivono in condizioni di povertà relativa (16,6% della popolazione), 6 milioni (10% dell’intera popolazione) in condizioni di povertà assoluta, la disuguaglianza sociale, scrive Paolo Becchi, è la testimonianza di un paese che ha perso ormai la sua bussola, “un Paese in cui i diritti si dimezzano e si creano le condizioni ideali per il dominio delle multinazionali americane attraverso il Ttip, esattamente come un qualunque Paese in via di sviluppo non in grado di poter dire mai ‘no’ a Washington”. In questo paese è necessario, in primis, comprendere che il problema del lavoro oggi è strettamente legato alle insostenibilità di una unione monetaria che impone la svalutazione interna (salariale) come condizione di appartenenza per i paesi del Sud. Mai come in questo momento è necessario collegare la questione sociale delle milioni di persone che in Italia non hanno più voce alla battaglia contro l'euro. E il compito di tutto questo, scrive Paolo Becchi, spetta alla forza che vuole essere d'opposizione, il M5S. Ma per farlo deve uscire dai Palazzi.
Un Paese, in poche parole, in cui c’è uno scollamento ormai totale tra il Palazzo della politica che non soffre della crisi e la gente ormai rassegnata e avvilita. Persino il M5S, nonostante tutti gli sforzi per aprire il Parlamento come una scatoletta è rimasto lui stesso intrappolato nella ragnatela. Servirebbe un nuovo slancio vitale. C’è bisogno, mai come in questo momento, di uscire dal Palazzo, portare i portavoce in giro per l’Italia, nell’Italia dei 6 milioni di poveri assoluti, nell’Italia dei diritti sociali sotto attacco, nell’Italia che non ha voce e che sperava di averla trovata nel M5S. Un ‘Giro d’Italia’ che impegni sul territorio da Nord a Sud tutti i portavoce in una catena umana e che ponga al centro il problema della povertà e delle disuguaglianze sociali.
Il #m5s esca dal palazzo e con i portavoce faccia un "Giro d'Italia" ponendo a centro la questione della povertà dilagante #disuguaglianze
— Paolo Becchi (@pbecchi) 1 Aprile 2015
Non ci può essere #voltabuona all’interno dell’Unione monetaria e il M5S deve unire la questione sociale alla battaglia contro l’euro. In uno dei suoi ultimi articoli sul suo blog RussEurope, l’economista francese Jacques Sapir ha scritto che non c’è Paese più dell’Italia in cui si manifesta più chiaramente la ‘follia’ di voler proseguire con la moneta unica. L’Italia, scrive ancora Sapir, può sperare di stabilizzare la sua situazione in seno all’Eurozona solo a condizione di realizzare una svalutazione interna del 20% circa e di recuperare la propria sovranità monetaria.
Un deprezzamento della valuta nazionale (la Lira) permetterebbe all’Italia di ritrovare la competitività con i Paesi forti dell’Unione Monetaria. L’alternativa all’uscita dall’euro è quello che sta accadendo: la distruzione totale del tessuto sociale e del mondo del lavoro di questo Paese. Il fatto che Landini non l’abbia capito nei suoi primi passi della ‘Coalizione sociale’ lascia il suo esperimento politico completamente inutile, ancora prima di iniziare.

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