La zona euro: sonnambula sull'orlo della trappola della deflazione
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Sonnambuli sull'orlo della trappola deflazione, i paesi della zona euro secondo Ambrose Evans Pritchard rischiano di entrare in una trappola da manuale in caso di ripresa debole o uno shock inatteso. L'inflazione core - al netto di alimentari ed energia - è scesa allo 0.7%, il livello più basso dalla crisi Lehman del 2008. Mike Amey di Pimco ha dichiarato che la zona euro è "un sonnambulo sull'orlo di una trappola di deflazione decennale" come i giapponesi negli anni '90. La regione non dispone più di margini di errore, con la crisi di invecchiamento della popolazione ormai incombente-
Mentre una leggera deflazione, sostiene il Columnist del Telegraph, può anche risultare benigna nelle economie a basso debito, essa provoca caos nelle dinamiche del debito delle economie fortemente indebitate, un effetto descritto da Irving Fisher nel suo classico del 1933 "The Debt-Deflation Theory of Great Depressions". Ogni punto percentuale di inflazione in calo, ad esempio, costringe l'Italia ad aumentare il suo avanzo primario di bilancio di un 1.3% del PIL per stabilizzare il debito.
Grecia, Cipro e Lettonia sono già in deflazione. I prezzi nella UEM sono in calo da maggio in seguito alla pressione dell'austerità, con l'Italia, la Francia e l'Olanda tutti in negativo, un modello replicato nell'Europa orientale. Una causa fondamentale è, secondo Ambrose Evans Pritchard, l'eccesso di impianti in Cina, dove l'anno scorso gli investimenti di capitale fisso hanno superato i 4.000 miliardi di dollari, superando l'Europa e gli Stati Uniti messi insieme. "Questo sta trasmettendo un impulso deflazionistico al sistema globale", ha dichiarato Julian Callow di Barclays.
A novembre la BCE ha tagliato i tassi dello 0.25%, per scongiurare la deflazione, provocando furiose proteste in Germania. Il presidente della Banca Mario Draghi in un'intervista a Spiegel ha sostenuto che il Consiglio direttivo della BCE non vede "alcuna necessità immediata" di prendere ulteriori provvedimenti, suggerendo che questa settimana resisterà alle pressioni. Secondo Callow, la BCE si sta assumendo un rischio a rimanere passiva e sperare che la ripresa globale salverà l'Europa. La regione deve affrontare la stretta che proviene dagli Stati Uniti, oltre al "tapering endogeno" interno delle banche che riducono la leva finanziaria, con il credito alle imprese che l'anno scorso è diminuito del 3.9%. Nel corso dell'ultimo anno, infatti, il bilancio della BCE è sceso da 3 miliardi di € a meno di 2,3 miliardi - dal 31.8% al 23.7% del PIL – come le banche hanno rimborsato gran parte del prestito-blitz di Draghi da 1 miliardo di €. Si tratta di una forma di stretta monetaria.
La grande incognita, conclude Evans-Pritchard, è cosa accadrà in Cina, l'epicentro del rischio globale. Société Générale ha sostenuto che Pechino potrebbe essere tentata di svalutare lo yuan per attutire il colpo quando scoppierà la bolla del credito, e per contrastare la svalutazione dal Giappone. Ciò rischierebbe il ripetersi della guerra valutaria dell'est asiatico del 1998, questa volta su scala più grande e con il mondo meno in grado di gestirne le conseguenze.
Per una traduzione completa dell'articolo si rimanda e si ringrazia Voci dall'estero.

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