L’allarme di Amnesty International:«In Ucraina è pericoloso essere filorussi»

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di Eugenio Cipolla

Che in Ucraina da diverso tempo esista una certa ostilità verso tutto ciò che è russo, è un fatto abbastanza. Ma gli ultimi episodi di violenza verso obiettivi pro-Mosca in Ucraina conferma la deriva antirussa di parte del paese. Gli ultimi episodi si sono verificati a cavallo tra la scorsa e questa settimana. A Leopoli, nella parte più nazionalista dell’Ucraina, nel giorno delle commemorazioni per le vittime di Maidan, alcune bombe incendiarie hanno fatto saltare in aria due filiali della banca russa Sberbank.
 
Giusto qualche ora prima, a Kiev, diversi nazionalisti avevano scagliato grosse pietre con alcune finestre della Skm, la società di Rinat Ahmetov, oligarca filorusso finanziatore dell’ex Partito delle Regioni di Viktor Yanukovich. Sempre nella capitale, secondo il racconto di Interfax, a finire nel mirino dei nazionalisti sono state anche una filiale dell’Alfa Bank e un’altra della Sberbank. Dentro quest’ultima alcuni militanti dei movimenti estremisti sono riusciti ad entrare, rovesciando mobili e computer.
 
Se contro le banche, rappresentanti del sistema, questi episodi possono risultare piuttosto scontati, diverso è il discorso religioso.

A Odessa, nel sud del paese, alcuni sconosciuti, nella notte tra martedì e mercoledì scorso, hanno bruciato l’auto di un sacerdote della Chiesa Ortodossa del Patriarcato di Mosca, responsabile della raccolta degli aiuti umanitari in favore degli sfollati del Donbass.

Già a giugno 2015 il sinodo della Chiesa Ortodossa del Patriarcato di Mosca aveva denunciato 23 casi di sequestro di chiese a Kiev, Lviv, Ternopil, Volyn e Rivne. Città dove i parrocchiani erano stati privati di frequentare i propri luoghi di culto.
 
Parlando a margine di una riunione del comitato di sostegno pubblico per gli abitanti del sud-est ucraino, Kostantin Dolgov, Commissario per i diritti umani del ministero degli Esteri russo, ha detto che la Russia nei prossimi mesi porterà all’attenzione della comunità internazionale queste continue violazioni dei diritti dei cristiani ortodossi in Ucraina.
 
Ieri un rapporto dell’organizzazione internazionale per i diritti umani Amnesty International ha denunciato come nell’ultimo anno sia diventato piuttosto pericoloso esprimere posizioni filorusse in Ucraina. Nel rapporto sullo stato dei diritti umani nel mondo 2015, Amnesty ha scritto che la prova di questo è la morte del giornalista Oles Buzina, avvenuta in circostanze cruente nell’aprile 2015, così come l’arresto del giornalista Ruslan Kotsaby con l’accusa di tradimento, dopo che aveva chiesto la cessazione delle ostilità in Donbass, esortando gli uomini ucraini ad abbandonare la mobilitazione militare.
 
Nel rapporto viene anche osservato che i mezzi di comunicazione palesemente filorussi o con simpatie per le milizie separatiste del Donbass hanno subito minacce e vessazione. Ad essere “avvertiti” sono state per esempio i canali tv “112 Ukraina” e “Inter”. Quest’ultima proprio giovedì è finita nel mirino dei soldati del battaglione Azov, che hanno bloccato gli ingressi alla sede della tv a Kiev. Cosa chiedevano? La chiusura dell'emittente televisiva.

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